Padre Bossi, la Farnesina: "Sms non è attendibile"

Secondo il Philippine Star il prete avrebbe inviato il messaggio a un amico nei giorni scorsi. Scelto un mediatore unico per trattare con i rapitori

Manila - Padre Giancarlo Bossi ha mandato un sms a un amico nel quale chiede di fare il possibile per il suo rilascio. A un mese esatto dal sequestro nel villaggio di Payao, il religioso - secondo quanto scrive il Philippine Star - ha inviato un messaggino al telefonino di un amico che non viene identificato, al quale scrive: "Ricevuto tuo messaggio, fai il possibile per la mia liberazione. Ultimo messaggio dicono di non rispondere". L’sms inviato da padre Bossi - e che è stato acquisito dalle autorità di Manila per verificarne l’autentiticà - è la terza prova in vita del religioso, dopo le foto e un messaggio audio che risalirebbero al 2 luglio scorso.

Blitz Usa in cantiere Secondo una fonte filippina citata dal giornale, l’sms - che sarebbe autentico - sarebbe stato inviato nei giorni scorsi, quando i rapitori sono stati certi di essere lontani dalle forze di sicurezza che stanno dando loro la caccia. "Chi siano queste persone non lo sappiamo", ha detto ancora la fonte parlando dell’identità dei rapitori e sottolineando che nell’sms padre Bossi sembra rispondere a un messaggio inviato da un amico. Il Philippine Star rivela quindi che gli Stati Uniti stanno seriamente prendendo in considerazione l’ipotesi di intervenire per il rilascio del religioso, nel caso in cui l’Italia dovesse chiedere assistenza. "Non abbiamo ricevuto una richiesta specifica, ma la prenderemo seriamente in considerazione", ha detto ieri l’addetto stampa dell’ambasciata americana a Manila, Matthew Lussenhop.

Le smentite "Dalle verifiche attuate anche con le autorità filippine, non sembrerebbe essere attendibile" l’sms inviato da padre Giancarlo Bossi ad un amico, secondo la Farnesina, che continua a monitorare la situazione. Mentre il Pime spiega che: "Non c’è nessuna novità, né risulta alcun messaggio inviato da padre Bossi a un amico. Padre Luciano Benedetti, confratello del Pime delle Filippine, residente a Zamboanga, smentisce quanto diffuso dal Philippine Star, quotidiano locale, secondo cui il missionario italiano rapito esattamente un mese fa, avrebbe inviato un sms ad un suo amico. Padre Benedetti, invece, rivela che su padre Bossi ci sarebbero altre foto, poiché "le tre che abbiamo visionato erano numerate 01, 02 e 08".

Scelto il mediatore L'agenzia missionaria Misna ha reso noto che è stato scelto il mediatore unico per seguire le trattative con i sequestratori di Padre Bossi. C’è stato un "importante incontro" tra i padri del Pime, la polizia locale, l'esercito, le autorità filippine e il personale dell’ambasciata italiana durante il quale "è stato deciso di designare un mediatore unico per le trattative": una scelta che spinge a essere "ottimisti". Padre Gian Battista Zanchi, superiore generale del Pime, continua ad escludere il coinvolgimento di Abu Sayyaf. Sembra che il gruppo dei sequestratori sia composto da una decina di persone, forse fuoriusciti del Fronte di liberazione islamico Moro (Milf). E sembra che sia stato anche individuato il luogo della prigionia di padre Bossi.