Il padre dell’horror all’italiana diventa materia per cinefili

Il maestro del terrore made in Italy, l’artigiano della celluloide, il rivoluzionario della macchina da presa, il sognatore di mondi imperscrutabili creati sul set. Le definizioni fioccano quando si parla di Mario Bava, regista versatile e intuitivo (sperimentò il western con La strada per Fort Alamo, anticipò le saghe aliene in Terrore nello spazio, annusò il genere peplum e sfiorò le atmosfere dei comics rivisitando Diabolik), un autore che per primo nell’ambiente del cinema si sottrasse alla ferrea dittatura degli sceneggiatori. Per la prima volta, l’opera omnia del regista di Shock e La maschera del demonio - rispettivamente la pellicola testamento di Bava scritta da Dardano Sacchetti, e l’opera che inaugurò il filone horror in Italia - è stata raccolta per la gioia degli habitué dei cineclub. Sarà un’interessante occasione per conoscere meglio un autore che iniziò la sua carriera come direttore della fotografia, e proseguì il suo percorso autoriale dietro la macchina da presa, da dove mantenne intatto il suo spiccato gusto per la costruzione visiva dell'immagine. Ospitata al cineclub Detour, la rassegna «Bava negli occhi» (da oggi al primo novembre) offre la filmografia del maestro amato da John Carpenter, sarà riproposta ai cinefili nell'arco di una decade che culminerà - ogni riferimento è puramente casuale - con la notte di Halloween. Cineclub Detour: via Urbana 47/a, info 06/4872386)