Un padre, un figlio e un viaggio «Controsole»

Metti che lo scontro generazionale diventi la miscela d’innesco adeguata a far pompare a pieno ritmo il motore bicilindrico di una Harley Davidson, metti che le normali incomprensioni tra padre e figlio si trasformino in avventura dando origine ad un viaggio di migliaia di chilometri. Ecco, è questo il carburante con cui Roberto Parodi ha fatto il pieno al suo Controsole. Un uomo, un ragazzo e una moto. Diecimila chilometri verso est (Tea, pagg. 292, euro 13).
Il risultato è una road novel all’italiana, che divertirà tutti quelli che amano essere portati a spasso dai romanzi, soprattutto se il viaggio è fatto a bordo di una due ruote, ricca di cromature e vetusta quel tanto che basta perché il sua motorone da 1340 centimetri cubici abbia acquistato una personalità propria (molto simile a quella di chi la guida). E il «trip» sarà fatto in compagnia di un quasi cinquantenne un po’ Peter pan a nome Scheggia (molti lettori l’anno gia conosciuto nell’omonima opera prima di Parodi) e del suo molto cibernetico figlio Roy. Perché al di là del macinare strada e del fischio del vento, che caratterizzano un vero e proprio genere letterario che vive di carburatori e manubri vibranti (ve lo ricordate Lo zen e l’arte della manutenzione della Motocicletta?), il valore aggiunto di questo libro è dato proprio dal complicato rapporto tra i due protagonisti. Scheggia, che per la passione della moto e della scrittura ha rinunciato alla stabilità familiare ed economica, fa la fatica ad essere un padre «adulto». E per di più ha davvero «un’anima Harley», è analogico dentro. Roy è un diciassettenne che invece vive in virtuale, è quasi come gli hikikomori giapponesi, uno smanettone geniale ma introverso. Solo che dei traffici loschi, che sfruttano la zona franca dei videogame in rete, finiranno per trascinarlo nella realtà, nel suo versante più nudo e crudo. È grazie a questo «pasticciaccio brutto» che padre e figlio trovano un contatto (essere quasi ammazzati assieme e gettati in una discarica aiuta a capirsi) e intraprendono una strada lunghissima e piena di buche (soprattutto tra Taftan e Quetta in Pakistan) che porterà entrambi ad acquisire una dimensione nuova. E se i cliché di genere non mancano, certi libri si comprano anche per questo, Parodi li usa bene senza mai esagerare, crea un sogno che piacerà a moltissimi di quelli, come lo scrivente, che la moto devono usarla per andare in ufficio ma nel cuore hanno sempre il «viaggione». Quello che li ha fatti crescere.