Il padre di Lorena: «Hanno mentito anche le sue amiche»

La disperazione di Giuseppe Cultraro: «Cercavo mia figlia, ma nessuno mi ha aiutato. Anzi il padre di uno quei tre mostri mi ha addirittura minacciato. Riina al loro confronto è un signore»

nostro inviato a Niscemi (Caltanissetta)

Sta in piedi, sulla porta di casa. La barba incolta, una maglietta sul corpo magro, le lacrime appiccicate alle guance come mosche. Giuseppe Cultraro parla a bassa voce, ma le sue parole sono pugni: «La scuola e il clero mi hanno abbandonato. Ho cercato mia figlia dal 30 aprile fino all'altro giorno, ho girato avanti e indietro come un barbone, nessuno, nessuno a parte i carabinieri mi ha aiutato».
Signor Cultraro, tutto il paese è con lei.
«Ora. E prima? Dove erano? Io impazzivo a cercarla, ho fatto di tutto. Invano. Adesso sono tutti qui a stringermi la mano». Una lacrima pietrificata riprende la sua discesa sul viso stanco. Estrae il cellulare, guarda le foto, si blocca su un'immagine: «Ecco chi era Lorena. Una ragazza sorridente, solare, allegra. Ecco, dia la foto al suo giornale, così non pubblicherete ancora quell'immagine seriosa da foto tessera che vedo in continuazione sui quotidiani e in tv».
I tre assassini dicono che lei era incinta.
«A me risulta il contrario. Tutte invenzioni, tentano in qualche modo di giustificare quel che hanno fatto. Facile accusarla di tutto, tanto lei non può rispondere. Sono assassini, vogliono screditare in qualche modo Lorena. Comunque, aspettiamo l'autopsia, così sapremo tutta la verità».
Come è andata, secondo lei?
«E come vuole che sia andata: tre ragazzi cosa vuole che facciano con una ragazza? Per me l'hanno violentata».
Lei non aveva avuto qualche sospetto?
«Li avevo incontrati un giorno, forse la settimana scorsa, al commissariato di polizia. Erano allegri, spavaldi, su di giri. Sostenevano di non sapere nulla. Il padre di uno di loro mi aveva minacciato».
Minacciato?
«Sì, mi aveva detto: “Cosa fai tu qua”? E io gli avevo risposto: No, cosa ci fai tu? Qua c'è anche tuo figlio, evidentemente sa qualcosa».
Le amiche di Lorena non l'avevano aiutata nelle ricerche?
«No, Lorena aveva due amiche che mi hanno raccontato un sacco di bugie. Mi hanno fatto credere che Lorena fosse scappata a Vittoria con un ragazzo. Io sono andato anche là, ho vagato e non l'ho trovata».
Perché avrebbero nascosto la verità?
«Non lo so. Lo accerteranno i carabinieri».
Lorena aveva un fidanzato?
«Credo di no. Ma io non sto mai in casa. Faccio l'imbianchino, sto fuori tante ore, poi mi fidavo di lei, avevo con lei un ottimo rapporto. Invece...».
Giuseppe Cultraro si appoggia al muro. «Stamattina l'ho vista. Era irriconoscibile, ho capito che era lei dalle mèches. Mia moglie pure ha voluto entrare là dentro per forza. Ha detto solo poche parole. «Lorena è un buco nero».
I tre assassini si sarebbero pentiti.
«Girino alla larga. Totò Riina al loro confronto è un signore, devono marcire in galera. Pagherò i migliori avvocati per farli condannare all'ergastolo».
L'ergastolo per i minori non esiste.
«I giudici, se sono padri di famiglia, capiranno. E cambieranno le leggi».
E se invece fra qualche anno dovessero uscire dal carcere? Lei cosa penserebbe se vedesse gli assassini di sua figlia circolare vicino casa sua?
Un uomo che fino a quel momento è stato muto al fianco di Cultraro, improvvisamente apre le mani: «Per farci giustizia ci restano solo queste. Lo Stato dov'è?»
Il padre di Lorena guarda altrove. Cerca, nel crocchio di persone che lo attorniano e lo baciano, la moglie, una donna minuta, minuta come doveva essere Lorena. La signora scompare, sorretta dalle vicine di casa. Lui riprende: «Il fratello di Lorena ha 8 anni, non sa ancora cosa è successo, l'abbiamo mandato in campagna, lui fa domande, forse ha capito. Ma come faccio a spiegargli questa violenza? Come faccio a dirgli che quei tre l'hanno massacrata?.
Lorena che futuro immaginava?
«Lorena voleva fare la parrucchiera. Aveva una piastra, lisciava i capelli a tute le vicine. Lei sì che era una ragazza normale: andava a scuola, avrebbe voluto partecipare a trasmissioni come Amici e Il grande fratello. Ora ci restano solo i suoi ricordi. I genitori di quei tre mostri invece possono ancora incontrare i loro figli, hanno i colloqui, sanno che ci sono. Io no. Di Lorena mi resta solo il diario: l'ho letto i questi giorni, poi l'ho dato ai carabinieri».