Il padre di Natascha accusa: «Mia figlia non è uno show»

Critiche agli psicologici che la seguono. Due austriaci su tre davanti alla tv

Salvo Mazzolini

Da ostaggio del mostro, a ostaggio dei mass media. Dalla prigionia nel tugurio sotterraneo dove è stata segregata per otto lunghi anni all'assalto delle tv, dei giornali, dei rotocalchi, delle radio e di tutti i possibili mezzi di comunicazione che vogliono sapere tutto di lei e che difficilmente la lasceranno libera di tornare alla normalità perché troppo è l'interesse del pubblico per la sua storia, seguita da un'ondata di affetto per la sua persona, sulla quale già scorrono fiumi di inchiostro da parte di psicologi, massmediologi e tuttologi.
Quando mercoledì sera Natascha è apparsa per la prima volta in tv, quasi due austriaci su tre sono rimasti incollati davanti al video, 80% di audience, un record, tanto più impressionante se si pensa che su un altro canale andava in onda contemporaneamente una partita di calcio, Austria-Venezuela. E audience altissima anche nella vicina Germania dove l'intervista è stata trasmessa integralmente un'ora dopo, oltre sette milioni di telespettatori, seguita da talk show e approfondimenti su quasi tutte le reti. Nel mondo di lingua tedesca (ma non solo) non c'è giornale che non pubblichi in prima pagina la foto di questa ragazza che ha alle spalle un'esperienza terribile ma è ancora capace di sorridere e di guardare al futuro con serenità. Di Natascha Kampusch è piaciuto tutto. «L'Austria si è innamorata di Natascha», titola con grande rilievo un quotidiano di Vienna, Österreich. «Meravigliosa Natascha», scrive un altro giornale viennese, Die Presse.
È piaciuto il suo volto che nonostante i diciotto anni ha ancora qualcosa della bambina. Ha convinto il suo racconto che ha completamente eliminato la morbosa ipotesi avanzata da molti su un suo perverso rapporto di complicità maturato nel tempo con l'uomo che la rapì quando aveva dieci anni. «È vero che spesso cucinavamo insieme e alla sera vedevamo la tv ma il mio pensiero fisso era di fuggire e in attesa decisi di accettare il male minore, di non irritarlo, di far leva sui suoi lati umani, di instaurare un clima sopportabile». Ma soprattutto è piaciuto che parlando del suo carnefice che dopo la sua fuga si è gettato sotto un treno, Natascha non ha mai avuto parole di odio, neppure un'ombra di risentimento. «Aveva un bellissimo rapporto con sua madre, con lei era tenero e pieno di pensieri affettuosi. Non voglio sciupare con i miei ricordi l'immagine che sua madre conserva di lui». Una prova di sensibilità e superiorità confermata anche dalla decisione di devolvere il ricavato dell'intervista, venduta dalla tv austriaca a mezzo mondo (si parla di cifre da capogiro), a un fondo per aiutare i bambini vittime della cattiveria dei grandi. Non mancano critiche e polemiche. Ma riguardano non Natascha bensì il gruppo di psicologi viennesi che l'assistono per liberarla dai traumi che certamente ha subito durante la lunga prigionia. L'accusa è quella di «averla data in pasto» alla stampa trasformandola in una star dei mass media. Soprattutto il padre è molto arrabbiato. «In questo modo il ritorno alla normalità di Natascha diventerà più difficile, improvvisamente è diventata il personaggio più noto e seguito del Paese, questa non è la normalità, sarebbe stato meglio aspettare prima di buttarla sotto i riflettori». Una richiesta impossibile in un mondo dove la comunicazione è sempre più un fiume incontrollabile. Tanto incontrollabile che all'indomani della sua clamorosa apparizione in tv la sua storia è diventata un'altra storia: nei tanti talk show non si parla più della sua prigionia ma dei motivi per cui Natascha susciti tanto interesse, delle dimensioni del fenomeno mediatico. Una spiegazione viene data dall'autorevole Frankfurter Allgemeine Zeitung: «Natascha è un'eroina positiva, incarna la parte migliore di noi stessi».