Padre Pio riesumato in segreto nella notte

Rotto il marmo nero del sepolcro, dissiggillata la bara chiusa alle 22 del 26 settembre 1968

In gran segreto la notte scorsa quel sepolcro di marmo nero sul quale centinaia di migliaia di pellegrini hanno pregato è stato riaperto per la prima volta. La bara chiusa alle dieci di sera del 26 settembre 1968, è stata dissigillata. A poco meno di quarant’anni dalla morte, il corpo di Padre Pio da Pietrelcina è stato riesumato, anche se per vederlo esposto i fedeli dovranno attendere il prossimo 24 aprile, quando il cardinale José Saraiva Martins, Prefetto delle cause dei santi, verrà qui a benedire l’urna contenente le sue spoglie nella cripta della chiesa di Santa Maria delle Grazie. La lunga e laboriosa procedura è iniziata in gran segreto nella tarda serata di ieri e si è conclusa a notte inoltrata, e i presenti – sottoposti a conservare il segreto sotto giuramento – sono usciti dopo la mezzanotte: i resti del santo del Gargano sono stati sistemati in una saletta attigua alla cripta, dove saranno «trattati» per permetterne la conservazione. Un frate cappuccino, padre Fulgenzio, ha riferito che alcune parti della salma del santo erano intatte.

Tutto è cominciato poco dopo le 22 di ieri, dopo che all’esterno del convento si era conclusa una fiaccolata in sostegno dell’arcivescovo di Manfredonia Domenico D’Ambrosio, che giovedì prossimo sarà trascinato in tribunale dall’associazione «Pro Padre Pio» che si oppone alla riesumazione e vuole ottenere un provvedimento d’urgenza per fermarla. Provvedimento ormai inutile, visto che la riesumazione ormai è avvenuta. In presenza dello stesso arcivescovo, di fra’ Francesco Colacelli, presidente della commissione incaricata dell’esumazione, delle autorità cappuccine e degli otto pronipoti di Padre Pio, le spoglie del frate con le stimmate venerato da milioni di persone in tutto il mondo sono state riportate alla luce. Non era mai stato fatto, neanche in occasione della beatificazione (1999) e della canonizzazione (2002). Viene fatto ora per la prima volta, a quarant’anni dalla morte e a 90 dalla comparsa delle stimmate.

Maria Giuseppa, Alfonso, Rachele, Orazio, Maria Pia, Tarcisia, Michele e Pio Pennelli, nipoti di Michele Forgione, il fratello del santo, insieme con Pio Masone, nipote di Felicita Forgione, sorella di Padre Pio, hanno sceso in commosso silenzio i gradini della cripta. Prima dell’esumazione, si è tenuta una veglia di preghiera, un atto liturgico, guidato dallo stesso arcivescovo D’Ambrosio. Poi è stato aperto il sepolcro (non è vero che l’operazione fosse già stata eseguita in precedenza). È stata estratta e aperta la bara, il cui coperchio di acciaio porta in alto un Crocifisso di acciaio e bronzo, e in basso una scritta, in acciaio e bronzo, con la dicitura «Francesco Forgione – nato a Pietrelcina 25-5-1887 – morto a San Giovanni Rotondo 23-9-1968».

Da qualche giorno ormai l’accesso della cripta ai pellegrini era stato chiuso per permettere i lavori di sistemazione. È stato rifatto l’impianto elettrico, per garantire un’illuminazione adeguata durante l’esumazione e per la successiva esposizione. I resti del santo, infatti, saranno esposti in questo stesso luogo e quindi saranno nuovamente inumati nella tomba che l’ha custodito fino a oggi. Al momento non è stato previsto né è stata chiesta alcuna autorizzazione al Vaticano per trasferire Padre Pio nel nuovo santuario realizzato da Renzo Piano.