Padri a 55 anni, la "second life" dei politici

In arrivo una bambina anche per Pier Ferdinando Casini e Azzurra Caltagirone che si sono sposati a ottobre

«Care donne, non vi innamorate di mio marito perché alla fine torna sempre da me», era stato l’anatema lanciato qualche anno fa alle pretendenti vere o presunte da Daniela Fini, ai tempi autodefinitasi la moglie più invidiata d’Italia. Ma il cliché del maschio italiano vecchio stampo, magari più attratto dalla «fuitìna» che dalla tentazione di sfasciare tutto e cominciare una nuova vita, sembra ormai tramontato anche tra i big della politica. Altro che gossip sulle presunte amanti segrete di Bettino Craxi o, peggio ancora, sulle più contemporanee scorribande parlamentari all’hotel Flora mentre le mogli stanno tranquille al paese.

Due leader di opposta barricata, il presidente di An Giancarlo Fini e l’ex segretario della Cgil Sergio Cofferati, sono la dimostrazione vivente che la parola amore esiste e che ci si può reinventare papà anche ben oltre i cinquanta. Ovviamente con le nuove compagne. La nuova first lady del sindaco di Bologna, Raffaella Rocca, proprio ieri ha generato Edoardo, un bel pupo di tre chili e mezzo. Elisabetta Tulliani, ufficializzata qualche giorno fa a cinque mesi dalla separazione dei Fini, darà a breve una bimba all’ex vicepremier. Le due notizie giungono a pochi giorni di distanza dal matrimonio di un altro leader della Cdl, il cinquantaduenne Pier Ferdinando Casini, con Azzurra Caltagirone. E anche in casa Casini è in arrivo un secondo fiocco rosa.

Al cuor non si comanda, in barba allo stereotipo che amore e potere non vanno d’accordo. E a dispetto dei pettegolezzi dei soliti maligni che fanno notare come la genovese Raffaella, ex addetta stampa di Cofferati, sia praticamente coetanea di Simone, il figlio di primo letto del barbuto Sergio. Chissà invece che la neopaternità non addolcisca «il Cinese» e lo renda un po’ più simpatico ai cittadini bolognesi, soprattutto gli ex compagni inviperiti per i suoi modi dittatoriali. Il primo commento, per la verità, non smentisce il proverbiale aplomb del sindaco: «Sono contento... anche se non mi sembra una frase originale» e, riguardo ai natali del piccolo e della mamma, ha scherzato: «Non vengo certo a vivere a Genova, il pupo farà il pendolare come suo padre». Poi, ricordando la nascita del primo figlio ha lanciato una frase sibillina e tutta da decifrare: «35 anni fa, chi se lo ricorda... Oggi è tutto diverso».

E Fini? Non parla ma chi lo conosce giura che per lui, uomo tutto d’un pezzo, si tratta di una rivoluzione al cui cospetto impallidisce lo scisma di Fiuggi e anche il partito unico. Una cosa è certa: l’ex pupillo di Almirante, che ha già una figlia di 21 anni (Giuliana), non si farà intimidire dalle malelingue sul «colpo di testa» per la 35enne showgirl-avvocato, già fidanzata dell’ex presidente del Perugia calcio Luciano Gaucci. E neppure dalle battutacce, di pessimo gusto, degli storaciani della Destra che hanno annunciato la prossima distribuzione davanti alle scuole di profilattici «non troppo fini».

Tutta invidia. La gioia della nuova famiglia è invece contenuta nell’intervista rilasciata dalla Tulliani al settimanale Chi: «Tra pochi giorni - dice - io e Gianfranco diventeremo genitori di una bambina. Siamo contenti, molto. Presto saremo una famiglia normale». Elisabetta apre poi una finestra sulla storia del loro incontro e sulle qualità che l’hanno fatta innamorare del leader di An: «Io e Gianfranco - racconta - ci conosciamo da due anni. Ci siamo incontrati per la prima volta due anni fa all’ambasciata statunitense per i festeggiamenti del 4 luglio, i miei genitori sono amici dell’ex ambasciatore. Poi in altre occasioni ufficiali. Piano piano ci siamo accorti che ci capivamo al volo. Ci siamo presi, insomma. È stata una cosa naturale». Poi, parlando del futuro papà di sua figlia confida: «Lui è un uomo molto affascinante, intelligente. Sicuro di sé, ma con una dolcezza incredibile».

Infine, a proposito della sua passata liaison con Gaucci, che da tempo vive a Santo Domingo, ha voluto sgomberare il campo da equivoci: «Sarebbe sciocco negarlo. Allora avevo 28 anni, ero libera e lo era anche lui. Ci siamo frequentati e questo rapporto mi ha arricchito anche professionalmente».

Come si cambia, cantava la Mannoia, e chissà mai che i bei romanzi rosa non contagino anche l’agone politico e rendano gli animi un po’ meno rissosi.