«PADRI E FIGLI» SENZA TROPPI SPIGOLI

Non potevamo certo dire di non essere stati avvisati: nella conferenza stampa di presentazione di Padri e figli (mercoledì su Canale 5, ore 21) regista e sceneggiatori avevano chiaramente espresso la «missione» di quest’ultimo prodotto televisivo: presentare il disagio generazionale, sia dei ragazzi sia del mondo adulto, senza caricarlo di drammi ma, anzi, volgendolo in chiave positiva, leggera, dolce, senza troppi spigoli e con un occhio al lieto fine di ogni situazione presentata. Insomma, in chiave buonista, senza dover usare troppi giri di parole. Detto fatto. Ambientata in un consultorio dove si parla il linguaggio progressista delle buone intenzioni e del dialogo che risolve ogni questione, Padri e figli è la tipica fiction estiva da gustarsi piedi a mollo e magari con il gelato in mano, piena di rassicuranti luoghi comuni sui rapporti interpersonali, in cui se il proprio figlio mette incinta una sedicenne l'unico problema sembra quello del ragazzo che chiede alla mamma «Ma adesso posso ancora fare l'amore?» e l'unica risposta data è: «Sì, ma non spingere troppo». Ecco, non spingere troppo pare la frase emblematica di questa fiction. Nulla viene spinto troppo, né l’ingegno per costruire dialoghi un po’ più pregnanti né lo sforzo di uscire dai binari del già detto e orecchiato, nei quali se una ragazza decide di non abortire è perché sente «che sarà una lei», non per altro. Ci fosse in ballo dell’altro ci si avventurerebbe nei sentieri insidiosi di una problematicità più netta e urtante e allora niente più visione col gelato in mano e con i piedi a mollo, niente più dialoghi raggelanti che in fondo, in questa stagione, aiutano a sopportare il clima. Vi è da dire che, nonostante le premesse facessero temere il peggio anche sul piano della recitazione, Padri e figli mantiene invece sotto questo versante una sua dignità insperata. Silvio Orlando, nei panni dello psicologo Francesco Patrizi, gli conferisce l’umanità piena di dubbi che in fondo ci si aspetta. E Marina Massironi, che impersona la moglie Vera, ginecologa nel consultorio, riesce nel non facile compito di dare un minimo di credibilità ai dialoghi che è costretta a recitare. Nel cast, tra gli altri, anche la bella Vittoria Belvedere, il comico di scuola Zelig Natalino Balasso e il redivivo Toni Garrani. Ma la vera notizia, in fondo, è che l'autore di cotanti sforzi buonisti è nientemeno che Sandro Petraglia, apprezzato sceneggiatore di alcuni film di Nanni Moretti (Bianca, La messa è finita). Chissà se l'amico regista, dopo aver assisito a una puntata di Padri e figli, gli ha lasciato nella segreteria telefonica un laconico «Continuiamo a farci del male», o un più rabbioso e sferzante: «Sandro, le parole sono importanti!».

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