Un Padrino sanguinario che ama la bella vita

Palermo - Mancavano pochi giorni al Natale 2006 e una decina di uomini del Servizio centrale operativo e dei servizi segreti erano convinti che nella casa di campagna di un pregiudicato del trapanese ci fosse anche il boss latitante Matteo Messina Denaro, 45 anni (nella foto tre vecchie immagini del capomafia), erede "ufficiale"del capomafia Bernardo Provenzano. Ma il colpo andò a vuoto - si dice per poco - così la caccia al nuovo Padrino prosegue senza soste. E' dal 1993 che è ricercato: venne raggiunto dal primo ordine di cattura per l'omicidio di quattro picciotti del clan nemico dei corleonesi.

Un sanguinario che ama la bella vita Amante delle donne, delle belle auto e della bella vita, Messina Denaro, è considerato un sanguinario senza scrupoli. Durante la sua latitanza avrebbe avuto una relazione sentimentale con Maria Mesi, finita in carcere nel giugno di sette anni fa, dopo la scoperta di un covo - ancora caldo - che il boss aveva utilizzato durante la sua latitanza tra Aspra e Bagheria, nel palermitano. Quella volta, gli investigatori trovarono numerose lettere, molto appassionate, scritte da Maria Mesi al boss latitante. Lettere simili a quelle ritrovate appena un anno fa a casa di Filippo Guttadauro, considerato il "portavoce" di Messina Denaro, arrestato il 18 luglio 2006 nel palermitano.

Le lettere dell'amante In una lettera si leggeva: «Ho voglia di darti tantissimi baci, mi manchi un mondo». E ancora: «Avrei voluto conoscerti fin da piccola e crescere con te, sicuramente te ne avrei combinate di tutti i colori perché da bambina ero un maschiaccio». Oppure: «Ti prego, se posso continuare a comprarti io tutto ciò di cui hai bisogno». È stato proprio grazie alle lettere della donna scritte all'amante, che gli investigatori riuscirono a scoprire alcuni lati sconosciuti del boss, ad esempio la sua passione per i giochi elettronici. Così, si leggeva in una missiva: «Ti prego, non dirmi di no. Desidero tanto farti un regalo. Sai, ho letto sulla rivista dei videogiochi che è uscita la cassetta di Donkey Kong 3 e non vedo l'ora che sia in commercio per comprartela. Quella del Secret of Maya 2 ancora non è arrivata. sei la cosa più bella che ci sia». La donna rimase in carcere per quasi un anno per tornare libera in attesa della decisione della Cassazione. Tornò dietro le sbarre nel 2005 per scontare il residuo di pena. Dei tre anni che le avevano dato i giudici con l'ermellino le abbuonarono otto mesi riconsocendo che si era compromessa, è vero, ma solo per amore.

Le lettere a provenzano Dopo l'arresto del capomafia Bernardo Provenzano, avvenuto l'11 aprile 2006, furono trovate nel casolare di Montagna dei Cavalli, a pochi chilometri da Corleone, dove venne arrestato il boss mafioso, decine di lettere attribuite proprio a Messina Denaro. L'ultima che il capomafia trapanese avrebbe scritto risale al gennaio 2006. Le lettere sono al vaglio degli investigatori che stanno passando al setaccio le centinaia di pizzini rinvenuti nel casolare. Messina Denaro non si firma però col proprio nome, ma finge di essere nipote di Provenzano e di chiamarsi Alessio. Ecco qualche stralcio. In una lettera del 25 maggio 2004 Messina Denaro propone a Provenzano di utilizzare come intermediario il cognato Filippo Guttadauro, marito della sorella di Messina Denaro, indicato con il numero '121' per non essere scoperto. «...Siccome noi due non ci possiamo muovere e capisco che questa cosa ha bisogno di tempi brevi - scrive - le dico come fare: lei trovi il gestore e scriva un biglietto a 121 e gli crei un appuntamento al gestore con 121...». Denaro, mette anche in guardia Provenzano da eventuali controlli: «Veda che il '121' è tenuto sotto strettissima sorveglianza dagli sbirri perchè vogliono arrivare a me, quindi il gestore che si incontra con 121 non deve venire poi da lei...».

Il giallo dei necrologi Nel novembre 2006 fece scalpore un necrologio pubblicato su un quotidiano siciliano, in cui i familiari del boss latitante ricordavano con affetto il padre dell'uomo, Francesco messina Denaro, morto il 30 novembre del 1998. Il cadavere dell'anziano, morto per infarto durante la latitanza, venne fatto ritrovare in contrada Triscina nei pressi di Castelvetrano (Trapani). Nel necrologio, firmato "I tuoi cari tutti", c'era anche una frase scritta in latino "Spatium est ad nascendum sublimis tuus volatus fuit", seguita dalla frase "In ricordo di te". Gli investigatori non escludono tuttora che il necrologio sia stato ordinato dal figlio Matteo Messina Denaro. Già nel 2004 la Procura di Palermo aveva aperto un'inchiesta su un altro necrologio apparso e intitolato "Beati i perseguitati perché di loro è il Regno dei Cieli". E anche quella volta i magistrati ipotizzarono che l'annuncio fosse stato voluto da figlio latitante.