Il paesaggio e i suoi cambiamenti artistici

Pittura, fotografia, architettura-design, acquerelli, disegni di studio e arte digitale. In una costante contaminazione di stili e forme d’espressione, il paesaggio, con le sue trasformazioni e i suoi labili confini, è protagonista assoluto delle opere di Gabriele Pierluisi, architetto e artista romano che segna il «debutto» di una nuova realtà espositiva: Marte, galleria di Marta Fegiz Palombelli e Laura de Iudicibus, recentemente inaugurata in vicolo del Farinone. La mostra «Paesaggi Urbani» di Pierluisi, visitabile fino al 16 febbraio, vuole essere, oltre alla personale di un poliedrico artista di ricerca, il biglietto da visita dello spazio, sorta di assaggio della filosofia delle galleriste.
«Io sono paesaggista, la mia socia architetto - spiega Marta Fegiz Palombelli - non facciamo parte del mondo dell’arte tradizionalmente inteso. In questo ambito, siamo delle dilettanti, ma non è una debolezza, anzi, sarà il nostro punto di forza. Mostreremo ciò che ci piace, coinvolgeremo la gente con dibattiti e riflessioni culturali. Quello romano è un pubblico che va educato, fatto di pochi collezionisti, che deve assolutamente essere allargato». Al di là della consueta - e forse, ormai, ristretta - definizione di galleria d’arte, infatti, Marte vuole essere un luogo di aggregazione e condivisione, teatro di scambio tra realtà sociali, artistiche e culturali differenti in un confronto trasversale tra linguaggi anche molto distanti tra loro.
«Il nostro intento - prosegue - è avvicinare un pubblico nuovo, composto da persone che solitamente non sono attirate dall’arte. E proporre talenti emergenti, nazionali e internazionali, che, in molti casi non abbiano addirittura mai esposto. Il tema sarà sempre il paesaggio, inteso, però, in senso ampio, a includere tutto ciò che il primo sguardo coglie della città, senza elaborarla, in una sorta di intuizione». Dopo la mostra di Gabriele Pierluisi, Marte ospiterà i lavori di Matteo Mariotti, giovane pittore italiano residente in Spagna, che realizza acquerelli di soggetto industriale, puntando l’attenzione sul contrasto tra tecnica «classica» e soggetto moderno. E le fotografie di Marco Tamburro, autore di una ricerca sui tralicci urbani, decontestualizzati per farne oggetto di composizioni dal forte impatto emotivo.