Il paesaggio italiano e le imprese di Giuseppe Garibaldi

Una mostra per celebrare Garibaldi in occasione del bicentenario della sua nascita e, al tempo stesso, mostrare com’era l’Italia al tempo delle sue imprese. Fino al 6 gennaio la sala Zanardelli del Complesso del Vittoriano (ingresso gratuito, lato Ara Coeli) ospita l’esposizione «L’Italia di Garibaldi», a cura di Giuseppe Talamo. Centocinquanta opere tra olii, disegni, stampe originali, incisioni, documenti d’epoca, filmati e fotografie che ripercorrono le imprese dell'eroe dei due Mondi e restituiscono l'immagine della penisola che si presentava ai suoi occhi. La mostra si articola in due sezioni: la prima, «Un ritratto di Giuseppe Garibaldi», è dedicata alla figura dell’eroe, con ritratti e fotografie che testimoniano la trasformazione della sua immagine in icona del Risorgimento. La seconda, «L’Italia di Garibaldi», ospita i disegni dei pittori che accompagnavano il generale nelle sue imprese, artisti-soldati che documentavano le imprese a cui avevano preso parte. «In questa sezione - commenta Marco Pizzo, curatore della mostra insieme con Talamo - sono presenti i primi reportage di guerra della storia italiana, con foto originali e spesso inedite».
Si parte dalla Repubblica Romana del 1849 con le fotografie di Stefano Lecchi e i disegni di Alessandro Castelli, che mostrano le rovine della città dopo i combattimenti. Si prosegue con il «reportage» fotografico su Palermo nel 1860 e Gaeta nel 1861, per poi passare alla zona dedicata a Mentana e a Pompei, dove si trova una rara immagine del generale nella città, datata 1860. Non mancano i materiali multimediali (come le varie versioni della Canzone italiana, ribattezzata Inno di Garibaldi, commissionata da Garibaldi stesso a Luigi Mercantini). Tra le curiosità, come spiega Massimo Pistacchi della Discoteca di Stato, «c’è un’incisione della canzone su cilindro di cera del 1910, oltre a due dischi a 78 giri con le versioni di Enrico Caruso e Camilla Rota, una delle poche cantate da voce femminile».