Paese al bivio: riforme o ritorno al passato

L’opposizione favorevole al riconoscimento delle coppie gay, la Cdl contraria

Gian Maria De Francesco

da Roma

Due visioni contrapposte dello Stato, della famiglia, dell’economia, della società. Sono quelle che gli italiani sono chiamati a scegliere con il loro voto alle elezioni politiche oggi e domani. E non a torto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha definito la consultazione elettorale «un bivio storico per l’Italia, assai simile a quello del 1948». Rileggendo i due programmi, infatti, è pressoché impossibile trovare dei punti di conciliazione. Il presidente del Consiglio, per ottenere la riconferma, ha puntato tutto sulle libertà, sulla «magia del libero mercato» che trasforma l’intraprendenza del singolo in un benesse diffuso, sulle vaste riforme realizzate dal 2001 a oggi. Prodi, invece, ha descritto un’Italia «in declino» e divisa per sostenere la necessità di scegliere ancora lui, il pacificatore, l’uomo che negli ultimi mesi ha ammiccato a Confindustria e a Cgil. Questi sono i programmi.
Casa. È stato l’argomento più dibattuto dell’ultima settimana di campagna elettorale. La Cdl ha proposto l’abolizione dell’Ici sulla prima casa. Una misura di vantaggio che arricchisce il progetto messo a punto dal consulente di Palazzo Chigi, Renato Brunetta, e fondato sul riscatto delle case popolari la cui dismissione finanzierà un Fondo pubblico di garanzia per l’edificazione di nuove abitazioni popolari e per agevolare i mutui contratti dalle giovani coppie. L’Unione, invece, punta su un piano di edilizia popolare statale e sulla parziale detraibilità dei canoni di affitto per combattere il nero.
Fisco e sviluppo. L’obiettivo comune ai due schieramenti è rimodulare il sistema fiscale per aumentare la competitività del sistema Paese. Il centrodestra propone la creazione di una no-Irap area «per dare respiro a tre milioni di imprese», la detassazione degli straordinari, il taglio delle aliquote Iva sul turismo e il versamento dell’imposta sul valore aggiunto solo all’incasso delle fatture. Nel programma di centrodestra c’è anche la basic tax, un’aliquota unica del 5% sugli eventuali utili delle nuove imprese e l’impegno a proseguire gradualmente la riduzione del costo del lavoro di un punto all’anno. Prodi, invece, vuole dare una «scossa» tagliando da subito cinque punti di cuneo fiscale.
Chi paga i costi. L’Italia ha un debito pubblico elevato ed è vincolata al rispetto dei parametri di Maastricht. Le promesse elettorali devono perciò trovare adeguata copertura per essere realizzate. Se la Cdl punta sulla dismissione di parte del patrimonio pubblico, soprattutto immobili e concessioni, per ridurre il debito e lasciare la porta aperta al rilancio, l’Unione ha un’idea molto differente. I cinque punti in meno di cuneo per le imprese, che costano 10 miliardi, dovranno essere almeno parzialmente finanziati aumentando al 19-20% la tassazione sulle rendite finanziarie, reintroducendo la tassa su successioni e donazioni e aumentando i contributi dei lavoratori autonomi e atipici. Tasse come finanziamento dei servizi (Cdl) o come redistribuzione della ricchezza (Unione)? Questo il dilemma.
Lavoro e Sud. Il centrodestra, proseguendo nel solco della Legge Biagi, promette un altro milione di posti di lavoro grazie alla maggiore flessibilità. L’Unione guarda a questa innovazione con diffidenza e ne propone una forte modifica puntando a rendere più conveniente il lavoro a tempo indeterminato. Riuscirà a convincere le imprese che ne hanno beneficiato? Anche sul Mezzogiorno le visioni sono opposte. In 5 anni il centrodestra ha ridotto la disoccupazione e ha garantito l’accesso al 100% dei fondi europei. Le prossime mosse sono la fiscalità di vantaggio e la creazione di zone e porti franchi. Altri benefici sono attesi dalla legge sulle grandi opere. Per l’Unione, vicina ai No-Tav e contraria al Ponte sullo Stretto, il Sud è soprattutto una risorsa turistica.
Famiglia. Il centrodestra si richiama al concetto tradizionale di famiglia fondata sul matrimonio eterosessuale. Sgravi fiscali, bonus-bebé, piano-casa e aumento delle pensioni minime a 810 euro sono pensati a difesa di questo istituto primario. La componente cattolica della Cdl si batte anche per la difesa della vita in tutte le sue forme. «L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto», dice il programma prodiano. Riconoscimento che per estensione si applicherà anche alle coppie omosessuali, Mastella permettendo.
Stato. Assodato che entrambi gli schieramenti agevoleranno il pronto rimpatrio delle truppe impegnate nella missione in Irak, il confronto si estende alle differenti concezioni del ruolo della Repubblica. La Cdl ha promosso una riforma costituzionale federalista e liberale e ha attuato una politica estera meno appiattita sull’asse franco-tedesco e più filo-americana. Se vince, ripartirà da qui. Prodi propone un ritorno al vecchio modello costituzionale, vuole istituire nuove Authority e intende seguire l’Ue in politica estera. Basterà l’ombrello di Bruxelles a salvarlo dal pacifismo bertinottiano?