Il paese blinda le strade per sconfiggere i bulli

nostro inviato a Bergamo
Il sindaco chiude una strada centrale del paese, là dove si concentrano le scorribande dei «bulliscuter». Il parroco prova a spingersi oltre, chiedendo ai genitori di tenere in casa i figli, la sera. C’è poco da sorprendersi: forse soltanto un coprifuoco under 16 potrebbe davvero restituire la tranquillità ad Almenno San Salvatore, borgo di collina appena fuori Bergamo. Qui gli adulti lavorano molto, come vuole la leggenda dell’operosa terra bergamasca. Ma probabilmente lavorano pure troppo, se è vero che poi non resta il tempo per insegnare qualcosa della vita ai ragazzi di casa.
Che il problema sia ormai ben al di là della semplice ragazzata l’hanno compreso tutti quanti in una terribile giornata d’agosto. Era il 19. Diego, 18 anni, usciva dall’oratorio e attraversava la strada sulle strisce pedonali. Non gli è rimasto nemmeno il tempo di realizzare: due incoscienti su uno scooter, impegnati nella solita gara per le vie del paese con amici della stessa risma, l’hanno preso sotto ad oltre cento orari. Diego era un bravo ragazzo, coltivava sogni e ideali molto giusti. Tutto spazzato via in un attimo dal ciclone della stupidità giovanile, ormai passata nel lessico nazionale con la generica formula del bullismo.
Che cosa rimane, di quel 19 agosto? Qualcuno, allora, ha pensato che un simile sacrificio sarebbe servito almeno a svegliare i ragazzini dal loro torpore idiota. Come un elettrochoc che restituisse alle coscienze una gerarchia di valori, per quanto sommaria ed emotiva, comunque sufficiente a placare le pulsioni più becere. Purtroppo non è andata così. Gli amici di Diego raccontano che uno degli investitori, dopo poche settimane, era già in giro per Almenno ad impennare sull’immancabile scooter.
No, non è cambiato nulla nemmeno dopo quella tremenda giornata d’agosto. La banda dei «bulliscuter», una trentina di ragazzini tra i quindici e i sedici anni, nessuno con l’alibi della fame e della miseria alle spalle, sta anzi intensificando l’attività sociale. L’inventario dei danni è ragguardevole. Quando cala la notte, niente sfugge alla creatività devastatrice. Nell’ultimo mese: bottiglie contro le finestre della scuola materna, serrature di scuole e oratorio piene di poliuretano espanso, cestini e cassonetti incendiati, barriere metalliche antitraffico divelte e gettate nel torrente Imagna, semafori sfasciati, specchi agli incroci in frantumi, giochi nei parchi fuori uso, lampioni non ne parliamo. Quanto all’oratorio, è una delle mete preferite: in varie occasioni, i simpatici ragazzi hanno distrutto le bocce in vetro delle caramelle, hanno girato per il bar direttamente sugli scooter, hanno vuotato un idrante nell’impianto di riscaldamento, mandandolo fuori uso, hanno strappato le tegole dal tetto. Soltanto una volta hanno avuto il coraggio di mostrare il loro vero volto: quando si sono girati e hanno calato i pantaloni davanti ai volontari del bar. Non sono sfuggiti alla furia del demente divertissement neppure i valorosi alpini: con la solita generosità, avevano offerto ai ragazzi di utilizzare la bella sede per incontrarsi e socializzare. Risposta: dopo aver divelto le grondaie, i bulletti hanno usato la sede come gabinetto a cielo aperto. Vai a sapere: così socializzano loro.
Chi sono? Sono figli di questo paese - per fortuna ce ne sono anche altri, di tutt’altra pasta -, ma sono soprattutto figli di questi nuovi costumi d’estrema provincia. I genitori si autoassolvono perché hanno sempre da lavorare: il poco tempo che resta, devono spenderlo nei gross-market e negli outlet dell’hinterland cittadino. Ma è proprio a loro che il parroco, don Angelo Mazza, si rivolge con parole scarne e pesanti: «Questi ragazzi hanno oltrepassato il limite. Tocca ai genitori metterli di fronte alle responsabilità. Impediscano loro di uscire la notte...».
Nell’attesa che i padri tornino a fare i padri e le madri a fare le madri, se mai certi padri e certe madri ne saranno capaci, i gruppi dell’oratorio, gli amici del povero Diego, le associazioni del volontariato non hanno esitato a muoversi, assieme al loro curato. Hanno chiesto un incontro in Comune. Hanno chiesto che la drammatica situazione sociale venisse affrontata. Come prima mossa, la giunta ha deciso di chiudere al traffico la via Europa, proprio quella delle scuole e dell’oratorio, la preferita dai teen-ager motorizzati. Commenta laconico l’assessore all’urbanistica: «Per lo meno non potranno entrare con i motorini, e un’eventuale fuga a piedi diventerà più difficile».
Ci si accontenta del minimo. Ma è chiaro che il passo decisivo sarà dare finalmente un nome e un cognome ai «bulliscuter». Per la verità, li conoscono tutti. Il problema però è più complesso: serve qualche prova e qualche denuncia. In attesa che la riscossa culturale porti al recupero dei cervelli e delle anime, così come si vorrebbe in parrocchia, ormai le notti degli imberbi blade-runner almennesi sono una vera questione di ordine pubblico. Ma in paese ci si pone una domanda niente affatto incoraggiante: se non è bastata la morte di un ragazzo a placarli, cosa può fermarli?