Il paese dei grandi contrasti Ecco l’India di Mara Baronti

Un’abile affabulatrice per uno spettacolo suggestivo. Qualche pecca nelle scenografie

A volte si pensa che le lontananze fisiche racchiudano anche immense distanze spirituali e mentali: talora però non è così o, almeno, non completamente. I paesi orientali e l'India ci preoccupano non solo per il peso sempre maggiore che stanno acquistando nei confronti dello sviluppo economico mondiale, ma anche perché lontani dalla nostra mentalità e dal nostro modo di intendere la spiritualità. E ciò che ci è distante e sconosciuto ci incute timore, oppure voglia di scoprire. È stata la voglia di conoscere e sperimentare il motore che ha fatto sì che i Teatri Stabili di due città mediterranee, Genova e Napoli, che nelle loro storie e nella loro cultura vantano una lunga tradizione di rapporti con l'Oriente, collaborassero per la messa in scena di India. Pregevole spettacolo che rimarrà al Teatro Duse di Genova fino al 2 dicembre e partirà poi per una tournée in molti altri teatri italiani. India racconta un popolo e la sua cultura grazie alla coinvolgente e comunicativa narrazione di Mara Baronti, da sempre innamorata conoscitrice dell'India, e alle atmosfere create tramite canti, movimenti e musica dal vivo da Cristina Alito e Patrizia Belardi. La millenaria tradizione dei Miti orientali «che rinvia alle cicliche interferenze del sovrumano nel mondo temporale» è sapientemente intrecciata a racconti intrisi di conoscenza e amore per una cultura che ci appartiene più di quanto possiamo pensare. Lo spettatore scopre così che i grandi poemi indiani (dal Mahabaratha al Kalika Purana al Ramajana) sono sorprendentemente simili ai nostri grandi poemi, l'Iliade e l'Odissea, e viene portato a riflettere sul fatto che le religioni, in fondo, non sono che un tramite per arrivare ad uno stesso Dio. Un Dio che è «fuori dalla portata della mente umana e di cui possiamo dire solo ciò che non è: perciò meglio definirlo “non due” anziché “uno”».
India, attraverso delle storie-parabole, accompagna in un viaggio in terre sconosciute che, oltre a superare confini geografici e culturali, cerca di andare al di là anche della filosofia per entrare in quel mondo che pur trovandosi dentro di noi, ci sembra spesso irraggiungibile: è la ricerca, giorno dopo giorno, della conoscenza di se stessi perché è proprio dentro l'uomo che si cela l'universo intero.
Uno spettacolo molto suggestivo che sicuramente acquista molto valore in virtù della grande capacità affabulatrice dell'autrice ed interprete Mara Baronti. Unica pecca la scenografia: volutamente moderna ed essenziale, costituita da pannelli che vengono spostati alla fine di ogni racconto. L'intento di sottolineare i grandi contrasti che vive l'India, dal sublime dei templi alla sporcizia delle strade, dalla ricchezza culturale all'indigenza più estrema, fa perdere un po’ di quell'atmosfera magica e sovrannaturale creata dalle musiche e dalle immagini proiettate grazie alle quali si ha addirittura la sensazione di essere inebriati dagli odori di spezie orientali.
«India» di Mara Baronti, regia di Alfonso Santagata. Teatro Duse fino al 2 dicembre. Orari: feriali ore 20,30 festivi ore 16. Info 01053421.