Il paese dove le antiche pietre parlano

«Ad accarezzare le pietre si comincia da bambini: quando la piccola mano segue il fine piumaggio delle oche di marmo alla fontana o i segni rigidi di un alfabeto ancora incomprensibile, il tatto stabilisce un rapporto sensoriale con l’uomo antico che su quella pietra si è affaticato...». È nata così la vocazione di Paola Polverari: «andar per pietre», ricostruendo segni che il tempo ha smozzicato, abraso. Forme che la necessità ha riutilizzato e trasformato. Che l’indifferenza ha spezzato, danneggiato, dimenticato. Eppure parlano ancora. E dai capitelli, dalle epigrafi, dalle iscrizioni vive la storia di una comunità nel tempo.
Appassionata da sempre di archeologia, studi classici alle spalle, Paola Polverari ha concentrato la sua attenzione sui testimoni di pietra di un borgo di origine altomedioevale, costruito sopra un colle, incluso nell’elenco dei borghi più belli d’Italia: Corinaldo, in provincia di Ancona, sorto, come altri, nell’alto medioevo, dall’inarrestabile decadenza delle città romane dei fondovalle. Testimoni di pietra (pagg. 196, edito dall’amministrazione comunale) è il frutto di uno studio accuratissimo su decine e decine di reperti lapidei inglobati nelle mura, nelle case, nelle chiese del borgo: lapidi romane, tombe paleocristiane, iscrizioni medioevali e cinquecentesche, stemmi, frammenti architettonici. Ma la precisione maniacale dell’autrice (che ha elencato, fotografato, decifrato epigrafi, consultato archivi, biblioteche e musei) non si trasforma mai in arida dissertazione. Anzi: le pietre a cui ha dato parola raccontano, come in un romanzo, la vicenda di un lembo d’Italia dove una lunghissima e spesso cruenta storia ha depositato nei millenni un immenso patrimonio di conoscenza.