Il paese esplode di rabbia: "Fuori i marocchini da Bergamo"

Cartelli xenofobi e scritte "occhio per occhio, dente per dente". Adesso
si teme la caccia allo straniero. Il sindaco di Brembate: "Casi
isolati, mi dissocio"

nostro inviato a Brembate di Sopra

Il segnale che decreta la fine del low profile alla bergamasca arriva nel primo pomeriggio. Quando le notizie sul fermo del marocchino, sospettato di essere pesantemente coinvolto nella scomparsa di Yara, hanno oramai fatto il giro di Brembate. È un automobilista a dissotterrare l'ascia di guerra. Sceglie appositamente di passare davanti alle telecamere e ai giornalisti che presidiano la villetta dei Gambirasio e alza un cartello che non concede molto spazio alle libere interpretazioni. C'è scritto: «Occhio per occhio, dente per dente». Lo volta, e dietro c'è disegnato un evocativo bersaglio. «Non ne possiamo più di questi immigrati devono tornarsene a casa loro», urla ai cronisti.
Il villaggio delle poche parole, fino a ieri capitale d'Italia del riserbo, ora che, purtroppo, un po’ più di luce sta illuminando il dramma di una bambina e della sua famiglia, decide di mostrare i muscoli. Così fai appena in tempo a veder svoltare l'automobilista bellicoso ed ecco che le vie del quartiere cominciano a popolarsi di cartelli. Alcuni volgarotti, altri stupidi, altri semplicemente lapidari tipo: «Marocchini fuori da Bergamo». Più o meno lo stesso messaggio, o invito se si preferisce leggerlo in modo più diretto, che campeggia prima su un paio di «lenzuola» modello stadio che compaiono nelle vie limitrofe. Giusto dopo la veglia di preghiera di sabato sera per Yara e le commosse parole ascoltate nell’omelia, adesso è come se si registrasse un'inversione di rotta. E anche la gente, che esce dalla messa domenicale, nella parrocchiale di Santa Maria Assunta, sembra aver cambiato passo. «C'è rabbia e un gran senso di impotenza perché adesso non ci sentiamo più tranquilli persino a casa nostra», sbotta una coppia di nonni, che indugia davanti al sagrato per commentare gli ultimi sviluppi. E anche una giovane donna, che tiene per mano una bambina, che avrà più o meno l'età di Yara, si sente quasi in obbligo di dire la sua: «Io non so se è stato quello là, quel marocchino o tunisino che sia, ad ucciderla. Non mi interessa di che razza è. Ma voglio però che sia fatta giustizia, chiunque sia stato vorrei che facessero a lui quello che ha fatto a quella piccola».
Ci prova, il sindaco di Brembate di Sopra, a spegnere l'incendio dell'intolleranza prima che divampi pericolosamente. Il roccioso, instancabile leghista Diego Locatelli, sempre in campo con tutti gli altri volontari in questi terribili giorni, nella disperata ricerca di una traccia che portasse a Yara, regala ai cronisti la sua rassicurante convinzione: «No, non ci sarà nessuna caccia all'uomo. Non è questa la reazione che mi aspetto dai miei cittadini e sono sicuro che non sarà così. La comunità saprà reagire con calma e razionalità, anche se ovviamente la speranza di tutti noi è che questa storia finisca bene». Ci prova, appunto. Perché la sua gente, la gente del paese che non parla, questa volta ha voglia di parlare. E di fermarsi davanti ai microfoni. «Il sindaco fa il suo mestiere e dice cose da sindaco - dice in dialetto uno dei passanti -, peccato che io la penso da cittadino. E da cittadino a me certa gente non piace, non è mai piaciuta». Nel frattempo, il tam tam della protesta che rischia di degenerare, è già rimbalzato in internet, sui vari siti che ospitano notizie di Yara. «Lasciatecelo in piazza a Brembate», «Noi non abbiamo mai cercato niente, loro vengono qui a rubarci il lavoro e violentarci le donne»; «Ci vorrebbe la legge del taglione», sono alcune tra le frasi più preoccupanti che cominciano a scambiarsi gli iscritti dei vari gruppi di Facebook e degli altri social network, che contano su migliaia di contatti. I commenti si fanno sempre più duri man mano che il cerchio delle indagini sembra stringersi. E arrivano a invocare pene di morte e linciaggi dando la stura alla peggiore xenofobia. «In effetti questi immigrati stanno diventando troppi e di troppe razze diverse... E i peggiori di questi esseri non meritano di vivere» chiosa qualcuno.
Così, forse fa proprio bene a cercare di sfilarsi, tra la gente, senza dar troppo nell'occhio, un giovane magrebino dalla faccia simpatica quanto preoccupata. Che, stringendosi intirizzito dal freddo nel suo giaccone, si allontana a passo svelto mormorando: «Se è stato lui per noi è finita. È finita. Da qui dobbiamo andarcene tutti».
GVil