Il Paese protesta, ma Prodi scappa Berlusconi: è contro l'Italia che lavora

Per paura delle contestazioni il premier non va dagli artigiani e diserta Padova. <a href="/a.pic1?ID=185843"><strong>&quot;Sì alla base Usa&quot;, e il Professore non si fa vedere</strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=185852"><font color="#ff6600"><strong>Il Cavaliere: Unione arrogante, intervenga Napolitano.</strong></font></a> Cresce la protesta fiscale, <a href="/a.pic1?ID=185837"><strong>gli artigiani fischiano Bersani</strong></a>

Roma - Alla fine la sintesi della giornata è semplicissima: Silvio Berlusconi ci va, Romano Prodi non ci va. Il primo viene applaudito, il secondo si tira indietro di fronte alla prospettiva (concretamente possibile) di una contestazione che avrebbe danneggiato ulteriormente l’immagine del suo governo e la propria (anche se poi, uno dei suoi principali ministri, Bersani, viene comunque bersagliato).
Duello evitato. E se è vero che anche il confronto indiretto tra i due leader che avrebbe dovuto celebrarsi ieri mattina davanti alla platea della Confartigianato di Roma è l’ennesimo capitolo di una sfida lunga, dura - e quasi infinita - tra i due leader, non c’è dubbio che il presidente del Consiglio l’ha persa per «abbandono» prima ancora di scendere in campo.
«Un pretesto». La motivazione ufficiale addotta dallo staff di Prodi per giustificare l’assenza? Anche a un esame obiettivo odorava di «scusa diplomatica» a un chilometro di distanza: «Il presidente del Consiglio è a Palazzo Chigi al lavoro con i suoi più stretti collaboratori in vista del vertice di maggioranza», recitavano le veline diffuse dall’ufficio stampa del premier e ribattute dalle agenzie solo a ridosso della kermesse. Fantastico: ma ovviamente è troppo esile, l’evocazione di un vertice di maggioranza, come pretesto per giustificare la cancellazione di un appuntamento programmato con mesi di anticipo, e assolutamente cruciale per riconquistare una categoria in rotta di collisione con l’Unione.
Cavaliere in contropiede. Ovvio e prevedibile, dunque, che prima di qualsiasi altra considerazione (lui che nello stesso contesto ha raccolto applausi) sia stato lo stesso Berlusconi a mettere il dito nella piaga e ad approfittare dell’incredibile forfait prodiano per leggerlo come una «fuga» di fronte al rischio di insuccesso. «Temo che Prodi - osserva il leader della Casa delle libertà - non sia venuto all’assemblea di Confartigianato per non scontrarsi con nuove contestazioni». E ancora, affondando il coltello nella piaga senza indugi: «Qui c’è l’Italia che lavora e produce contro la quale questa maggioranza si è scagliata». Una maggioranza, aggiunge il Cavaliere, «abituata a mettere in pratica una politica fiscale che risponde a quelli che sono i dettami di una teoria ormai superata dalla storia. Un’ideologia che fa sì che lo strumento fiscale debba essere perentoriamente ed obbligatoriamente usato nei confronti di coloro che sono ritenuti dei nemici politici. Gli artigiani - prosegue il leader di Forza Italia - fanno parte degli imprenditori e come tali si suppone che facciano parte della borghesia, la classe contro cui la sinistra estrema si muove. Credo che - aggiunge battendo su uno dei suoi tasti preferiti - questo fondamento ideologico nei provvedimenti del governo sia molto chiaro».
Bersani, onore delle armi. Che i timori di Prodi non fossero infondati, lo dimostrano i fischi incassati dal ministro Pier Luigi Bersani, a cui però il Cavaliere rende l’onore delle armi: «Secondo me, tra quelli che compongono la maggioranza Pierluigi Bersani è uno dei più bravi e oggi è stato anche coraggioso. Ha affrontato - dice Berlusconi - una platea ostile e lo ha fatto in modo diretto, molto simpatico e abile. Ha saputo alla fine portarsi via anche un applauso e per questo gli ho fatto i miei complimenti». Ma finito l’omaggio, il leader azzurro rimarca la sua scelta di campo: «Secondo me la reazione massiccia degli artigiani è stata giusta. C’è una sfiducia dilagante e profonda verso questa maggioranza e questo governo che si ripete nelle riunioni e i convegni di associazioni che rappresentano l’Italia che lavora e produce». Il leader di Fi ribadisce: «Questo malcontento è irrimediabile, anche perché non credo si possa pensare che in una democrazia un governo continui a governare contro la stragrande maggioranza del Paese. Secondo me - aggiunge Berlusconi - la strada rimane quella delle elezioni».
Tasse & assegni. Sulle tasse, poi, il Cavaliere ha affermato che «l’evasione si combatte riducendole e rendendole giuste». E a un delegato che gli faceva presente l’insostenibilità della pressione fiscale, Berlusconi ha risposto con una esclamazione e una rivelazione sul suo... 740: «Non lo dica a me! Stamattina ho staccato un assegno da 43 milioni di euro. È ciò che pago al fisco quest’anno».