Il paese senza alberghi tra castello e cantieri navali

Esci al casello di San Bartolomeo al Mare, Imperia, e punti su Cervo. L'assessore Giuseppe Raimondo è un'ottima guida. Molli l'auto a mezza costa, due passi in salita e sbatti contro il castello dei Clavesana. Per parlare di pomodori, naturalmente. Prima però sosta al Bellavista, ristorante locanda, sei camere, gestito da Francesca Carrara, presidente della Pro loco. Il caffè di rito, un primo giro d'informazione sui pomodori, ma la storia d'un borgo medievale che campa ormai di turismo t'assorbe. Cervo che praticamente non ha alberghi. Cervo che è passato dalle 15 aziende agricole degli anni '80 alle quattro di oggi, «tre floricole e una ortofrutticola». Trecentotrenta ettari per 1200 abitanti con crescita esponenziale in estate: cinque campeggi per 3000-4000 presenze ciascuno. «Si diluiscono bene - tranquillizza Raimondo -. Sono tutti camping sul mare e la continuità territoriale con San Bartolomeo e Diano ci consente una certa sinergia». A monte il parco pubblico della pineta allungata sul mare e i tanti sentieri di un entroterra da scoprire. Il lasciapassare al borgo medievale, protetto da torri e mura cinquecentesche e arricciato sul promontorio, te lo dà il castello, antica dimora dei Marchesi Clavesana, che oggi ospita mostre d'arte e il permanente Museo Etnografico del Ponente Ligure. Direttore e curatore è lo storico Franco Ferrero.
«Tutto nacque da una cantina svuotata - ti spiega -. Perché buttare via quei pezzi di vita passata? Ne ho raccolto uno, due, li ho animati e risistemati in quel tempo». Nessuna targhetta a spiegare una cultura materiale, solo contatto emozionale. Infili il borgo. Un arco dopo l'altro, i vicoli curatissimi, i negozietti di ceramiche artigiane e qualche voce sopra tono a guastare l'armonia dei silenzi spartiti. Scendi sul passo frenato fino alla Chiesa dei Corallini, una sola navata e un piazzale dall'acustica unica. Meraviglia tanto è maestosa. «Costruita con i proventi del corallo raccolto oltre la Sardegna, dicono sia frutto di ex voto - t'informa Raimondo -. Qui s'era gente di mare. C'erano cantieri navali e Cervo,dopo Camogli, è il comune che ha dato più marinai in Liguria. Si narra anche d'un terribile naufragio che si portò via quasi tutti gli uomini lasciando un paese di vedove. Ma oggi qui nessuno s'imbarca più». Raimondo scende e sale e tu dietro a inciampare nei muri di pietra e nelle vie di fuga alla scogliera. Niente gambe pesanti, dal mare ogni tanto un refolo. Svolti e finisce nell'oratorio del 1200 impreziosito dalla mostra d'immaginette sacre. «Più in basso l'antro del barbiere dei ricordi di Pietro Citati. E là, vede, Palazzo Viale, dove viveva il critico. Lo ha acquistato il Comune e ristrutturato». Quanta bellezza e storia. Quanto privato in quei contadini di mare che hanno allungato il passo per seguire un altro tempo.