Il Paese si schiera con le truppe mentre il governo Prodi è sotto il ricatto dell’ala pacifista della coalizione e mette a rischio la credibilità internazionale del Paese Sette italiani su dieci: la missione continui

Sondaggio per «il Giornale»: per il 69,4% gli impegni vanno mantenuti. Il 78,7%: «I soldati abbiano i mezzi adeguati». Il 55,2% d’accordo su un eventuale maggiore sforzo bellico

Francesco Cramer

da Milano

Sull’Afghanistan la vera missione dell’Unione è colmare la distanza sempre più vasta tra il Paese e il Palazzo. Prodi è alle prese con i pruriti pacifisti della sinistra antagonista che pretende, in nome della «discontinuità» con il governo precedente, la ritirata anche dal fronte afghano. Ma gli italiani non hanno dubbi sulla strategia da adottare: in politica internazionale gli impegni con gli alleati, se sottoscritti, vanno mantenuti. Lo dice un sondaggio effettuato per il Giornale dalla Ferrari Nasi & Grisantelli. Intervistando un campione rappresentativo del Paese per sesso, età e titolo di studio, l’esito del sondaggio è netto e deciso: sette italiani su dieci chiedono che la missione a Kabul continui. Non solo: quasi otto su dieci ritengono che i soldati debbono avere mezzi adeguati per poter continuare il loro lavoro. Un «no» secco, quindi, all’ipotesi di un alleggerimento di risorse in terra afghana o a una presenza «formale». Ed è sempre la maggioranza del Paese (55 per cento) a ritenere corretto un maggiore impegno dei nostri militari, qualora le circostanze lo richiedessero.
Con gli zapateristi nostrani nelle fila di Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi che esigono uno strappo nella politica estera di centrosinistra, il Professore rischia una duplice umiliazione: una nei confronti di Usa, Nato, Onu e Ue; l’altra nei confronti degli italiani. Poco disposti a subire uno smacco in tema di politica estera. Alla domanda: «L’impegno italiano in Afghanistan va mantenuto, in accordo con gli alleati, fino a che la situazione non sarà considerata stabile?», il 47,3 per cento s’è detto molto d’accordo, il 22,1 per cento abbastanza d’accordo. Totale: 69,4 per cento. Poco o per nulla d’accordo solo 2 italiani su dieci. Il dato sfiora l’80 per cento sulla domanda relativa alla necessità di «fornire agli uomini in Afghanistan mezzi adeguati per poter operare al meglio». Molto d’accordo il 62,7 per cento; abbastanza il 16 per cento; per un totale del 78,7 per cento. Il dissenso, invece, si assottiglia al 13,6 per cento. La terza e ultima domanda riguarda la possibilità di uno sforzo italiano più deciso per far fronte alle rivolte talebane: «Se le operazioni per il controllo del sud dell’Afghanistan dovessero richiedere un maggior impegno in uomini e mezzi, l’Italia dovrebbe adeguarsi?». Un «sì» deciso arriva dal 34,8 per cento; «abbastanza d’accordo» il 20,4 per cento; totale 55,2 per cento. Restano pochi gli scettici: 33,7 per cento. Abbastanza alta la quota dei «senza opinione»: 11,1 per cento.
Nel sondaggio, poi, colpisce la lettura politica del risultato. Se si analizzano le risposte degli italiani, tenendo conto dell’appartenenza politica degli intervistati, emerge in maniera decisa che l’elettore è più «responsabile» dell’eletto. Tra chi si dichiara «radicale di sinistra» (Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Verdi ndr) il 54,3 per cento manterrebbe i nostri soldati in Afghanistan, il 40,4 per cento non è d’accordo. Il dato arriva al 68 per cento sulla domanda relativa ai mezzi adeguati da fornire ai militari, contro il 29 per cento di contrari. Maggioranza che si ribalta, sempre considerando soltanto i militanti della sinistra più estrema, sull’ipotesi di un maggior sacrificio per le nostre truppe: non è d’accordo il 52,9 per cento, possibilista il 37,1.
Approvazione con cifre bulgare, invece, per la politica della Casa delle libertà da parte dei propri elettori. Il soccorso della Cdl al governo, in nome della correttezza e della fedeltà agli impegni presi in politica estera, piace ai simpatizzanti di centrodestra. Per 8 su dieci la missione deve andare avanti, 9 su dieci ritengono che le truppe debbano avere un supporto adeguato, 7 su dieci credono sia doveroso adeguarsi a un eventuale maggiore impegno militare in Afghanistan.