Il paese sta con Schettino: «Basta con la gogna»

Meta di SorrentoSe a Meta «ascoltassero» il grido di dolore dei ragazzi dell’Istituto nautico Nino Bixio della vicina Piano di Sorrento, tanta sicumera nel difendere il loro concittadino tragicamente famoso, il comandante Francesco Schettino, comincerebbe a vacillare. «Questi studenti sono rimasti non solo scossi per la grande tragedia della Concordia ma, soprattutto, sono delusi e arrabbiati per quello che loro considerano un tradimento da parte di chi fa il comandante di una nave. Loro hanno una visione romantica di questo mestiere: se un comandante abbandona la nave nel momento della tragedia, cade un mito». Il «portavoce» di questi ragazzi è il professor Salvatore Ferrara, docente del Nino Bixio, scuola modello dove, tra l’altro si è diplomato Schettino.
A una manciata di chilometri, in via San Cristofaro, a Meta, in un edificio a due piani dai muri bianchi, le serrande color marrone di casa Schettino, sono chiuse dalla notte di martedì, quando, lo sciagurato comandante della Concordia è tornato per restarvi agli arresti domiciliari. Di fronte a quei muri bianchi, i fan di Schettino ieri sera hanno steso uno striscione con la scritta blu: «Comandante non mollare».
Il giorno dopo la choccante telefonata tra Schettino e il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, Gregorio De Falco, diffusa dalle tv di tutto il mondo dai social network, Meta continua a difendere il suo concittadino. Qui in molti si fanno forti di un antico detto: «Chi va per nave naviga e chi sta a terra giudica». Il cognato di Schettino, ad esempio, Maurilio Russo è preoccupato perché a causa «della gogna mediatica di questi giorni la sua carriera è rovinata». E sull’«inchino» Russo sostiene che si tratta di un’abitudine anche in penisola sorrentina. «Anche gli armatori lo sanno. I passeggeri pagano per vedere qualcosa». Il parroco di Meta, Don Gennaro Starita se la prende con la presunta gogna mediatica. «Tutti si sentono Dio e vogliono giudicare. Umanamente lo hanno ucciso. È una vergogna, già ci sono stati tutti questi morti, cosa facciamo vogliamo che ce ne sia un altro?». Per l’assessore al Bilancio, Giuseppe Tito, Schettino è addirittura «un eroe». Addirittura l’assessore rinfaccia ai detrattori del suo «mito»: «Il comandante ha salvato oltre quattromila persone». Nella sua residenza dorata Schettino si è spiegato con i familiari. «Io, non sono scappato ho fatto il mio dovere per intero. Ho aiutato gli ospiti a salvarsi». Una zia dell’indagato, Laura, spiega al telefono le ragioni del Comandante. «È successa una diavoleria, noi siamo una famiglia di naviganti, abbiamo fatto sempre il nostro dovere. La mamma di Franco è distrutta». Gli elogi per Schettino arrivano anche dal collega Francesco Amato. «Siamo cresciuti insieme e tutti quanti, in paese, ci siamo subito accorti di quanto lui fosse bravo, era il top tra tutti noi. È arrivato alla Costa. E, lì ha fatto una grande carriera».