Dal paesello alle grandi griffe: in cella il re dei jeans «paninari»

«Seguo il primo istinto, solo quello è infallibile. Qualche volta ho sbagliato, lo ammetto. Ma solo perché mi sono fatto andare bene qualcosa, o qualcuno, che in fondo in fondo non mi convinceva».
Così era solito rispondere, Tonino Perna a chi gli domandava il segreto dei suoi successi. Ma, da qualche tempo a questa parte, purtroppo per lui, quel suo «infallibile» istinto aveva cominciato a far cilecca. Fino a farlo precipitare nel baratro del fallimento. E fino all'arresto, ieri mattina, per bancarotta fraudolenta e reati fiscali come l' emissione di fatture per operazioni inesistenti. Oltre 61 milioni di euro il valore del crac contestatogli dalla Guardia di Finanza di Isernia.
Un provvedimento accompagnato dal sequestro di alcuni suoi immobili, un sontuoso appartamento in centro a Roma, una villa a Capri, una a Porto Cervo, di uno yacht e di conti correnti, tutto per un valore stimato di circa 20 milioni di euro.
A deciderlo il Gip Roberta D'Onofrio, che ha ravvisato «numerose condotte distrattive», di Perna che avrebbero progressivamente portato al depauperamento del suo gruppo «It Holding», a suo tempo gestore di celebri griffe come Ferrè, Malo, Gigli, Extè, portandolo, inevitabilmente, al fallimento. Tutto ciò, ha ricostruito la Procura, è stato posto in essere con la predisposizione di complessi apparati societari riconducibili al sistema delle cosiddette «scatole cinesi, che rendono volutamente difficoltoso risalire ai reali titolari e gestori di operazioni essenzialmente finalizzate ad occultare o distrarre beni e risorse per interessi estranei a quelli delle aziende facenti parte del gruppo».
Lo stesso magistrato ha anche disposto tre misure di interdizione, dell'esercizio della professione, nei confronti di tre ex amministratori delle società It Holding: il commercialista Simone Feig, l'avvocato Antonio di Pasquale e Maurizio Negro, indagati per i medesimi reati contestati a Perna. Complessivamente nel registro degli indagati figurano venti nomi. Sessantacinque anni il prossimo 22 Gennaio, Tonino Perna nato a Pettoranello del Molise (Isernia), era partito come «contoterzista», cioè produttore per conto della grandi griffe di moda delle «linee giovani» e delle cosiddette «seconde linee». All'inizio per lui fu jeans e soprattutto jeans, considerato che nel 1984, con il fratello Remo fonda il marchio «Pop 84».
Il brand - amato dai «paninari» - fa letteralmente furore per cinque-sei anni tanto da diventare anche sponsor della Nazionale di Calcio, ma l'avventura si chiude già con il fallimento, l'intervento della Gepi e un'inchiesta della magistratura. I due fratelli si dividono: Tonino con «It holding», Remo con «Gtr». Tonino torna in grande spolvero : è tra i primi a sperimentare con successo le licenze Trussardi, Versace, Dolce e Gabbana, Just Cavalli, con le quali, negli anni Novanta, volano i fatturati. Poi, quando gli stilisti scelgono di riprendersi le licenze, diventando produttori in proprio, ecco che l'imprenditore molisano comincia a comprare marchi.
Fa un botto con l'acquisto della maison Ferré e degli stabilimenti Malo e Gigli. Rileva anche la carta di credito Diners e i libri d'arte di Franco Maria Ricci (possiede una delle più ricche collezioni d'arte italiane).
Il gruppo It Holding, diventata capofila delle varie attività di Tonino Perna, cerca nuovi mercati e fatturati. Gli orizzonti si allargano ma cresce anche l'indebitamento appesantito dalla crisi del settore. Il mercato della moda è in crisi, se ne va Giancarlo Di Risio, il manager che per 15 anni aveva guidato la società. L'imprenditore si mette direttamente alla testa del gruppo, ma non sa delegare e si dibatte tra i conti che non tornano. Ha debiti «It holding» e debiti la controllante lussemburghese «Pa Investments».
Conti in profondo rosso che mettono in ginocchio non solo la società di Perna ma lasciano anche 155 milioni di svalutazioni nei conti di Efibanca, la merchant bank del Banco Popolare che di Perna è stata il principale sponsor. Le pressanti richieste di rientro delle banche portano It Holding al default, Perna cerca un partner ma non lo trova, così nel Marzo del 2009, alza bandiera bianca e la società finisce in amministrazione controllata. Il gruppo viene smembrato: Ittierre ad Albisetti, Ferré agli arabi Sankari, Malo a una società di ex manager Prada. Un tracollo. E pensare che a Isernia, dove era nata nel 1986, «l'It holding» dei tempi migliori era soprannominata la Fiat del Molise perché occupava un migliaio di dipendenti su 2500 abitanti della città e dava lavoro, come indotto, a ottomila persone.