Paga, ferie e premi per chi si arruola in Al Qaida

I capi devono avere la laurea, i quadri intermedi il diploma

Marcello Foa

Vuoi lavorare con Bin Laden? Semplice, basta firmare un contratto. Siamo soliti immaginare Al Qaida come un’accolita di fanatici rintanati nelle caverne tra Pakistan e Afghanistan uniti dalla fede e dal patto di fratellanza, solitamente non scritto, che lega i membri di qualunque organizzazione clandestina. E invece ora scopriamo che Al Qaida si comporta come una moderna società per azioni, come se quello del terrorista fosse un lavoro qualsiasi: manager, impiegato, esperto di marketing. Tutto è precisato nero su bianco: diritti, doveri, stipendi, ferie, giudici competenti in caso di controversia. Un vero e proprio documento di assunzione, pubblicato nei giorni scorsi, assieme ad altre testimonianze inedite, dal West Point Combating Terrorism Center, un Centro studi dell’Accademia militare Usa, che ha avuto accesso al database «Harmony», in cui il governo statunitense archivia tutte le carte sequestrate all’organizzazione di Bin Laden.
Data del contratto, 20 marzo 2002. Ed è un dettaglio significativo, perché dimostra che subito dopo l’invasione americana dell’Afghanistan, Osama non aveva perso le proprie capacità organizzative. Il contratto di Al Qaida è formalmente ineccepibile. Nella parte iniziale vengono elencati gli obiettivi dell’organizzazione - che si definisce un gruppo islamico dedito alla Jihad (la guerra santa) a livello internazionale e transanazionale - e le modalità operative, sette generiche e otto specifiche. Sono precisi e burocratici i legali di Al Qaida. Invitano il contraente a impegnarsi nella lotta «per imporre la legge islamica e restaurare il Califfato», lo sollecitano a non contestare le direttive dei capi, gli ricordano per ben tre volte il vincolo al segreto «nel timore di Dio».
Ma la parte più sorprendente è quella che riguarda ferie e stipendi. «Un uomo sposato ha diritto a una settimana di riposo ogni tre, ma - si legge nel contratto - la dirigenza può pretendere fino a quattro mesi di servizio ininterrotto». E ancora: chi intende andare all’estero deve presentare domanda «due mesi e mezzo prima della partenza». Trascorsi due anni, ha diritto di chiedere un viaggio di un mese nel proprio Paese d’origine, con famiglia al seguito, gentilmente offerto dalla Al Qaida Corporation; tuttavia «il biglietto aereo non utilizzato non verrà rimborsato». Quanto guadagna un mujaheddin? La bellezza di 6.500 rupie pakistane (91 euro al cambio odierno), più un bonus di 7 euro per ogni neonato. Va decisamente peggio agli scapoli, che devono accontentarsi di 1.000 rupie al mese, pari a 14 euro.
E ancora, in caso di lite tra adepti, il giudizio spetterà a membri qualificati di Al Qaida, «purché non corrotti». E poi ampie dosi di propaganda: «Il tuo sforzo nel servire l’Islam deve essere superiore a quello esercitato dagli infedeli nel sostenere le loro menzogne», recita un paragrafo, che anticipa il giuramento, in cui il pretendente si impegna «a diventare un soldato musulmano», «un guerriero della religione di Dio, indipendentemente dalle proprie mansioni, fino a quando esisterà il lavoro». Il contratto si chiude con un avvertimento profetico - «Chi viola il giuramento commette un peccato divino» - e una nota ineludibile: nome, nazionalità, data, stato civile, firma. Non viene specificata la buonuscita e non è difficile intuire la ragione: nessuno ha mai lasciato Al Qaida, non vivo perlomeno.
La struttura dell’organizzazione è articolata in quattro divisioni, come quella di una multinazionale: il «core business» è ovviamente quello militare, ma esistono anche un comitato Politico, un reparto Comunicazione e un apparato amministrativo-finanziario. Dai documenti del Centro di West Point emerge che Osama Bin Laden è un presidente assai esigente nella selezione del personale: i dirigenti devono essere laureati, con almeno cinque anni di esperienza professionale. Età minima 30 anni. Più bassi i requisiti per diventare supervisore, ovvero quadro intermedio: sono necessari un diploma di maturità, due anni di lavoro specializzato e aver compiuto 25 anni di età. Da tutti pretende la conoscenza dei principi fondamentali della Shaaria, un comportamento da buon islamico, un’indole saggia, sobria e disciplinata. Li vuole colti e fedeli. Non c’è spazio per poveri e illetterati al vertice di Al Qaida.
marcello.foa@ilgiornale.it