Paganini con gli occhi a mandorla

Barbara Catellani

Che Feng Ning abbia suonato un Brahms impeccabile è fuor di dubbio; così, quando nel momento più atteso della serata il presidente della giuria Cesare Mazzonis ha pronunciato il fatidico verdetto, non ha che confermato le aspettative di tutta la platea, esplosa allora in un'autentica ovazione.
Cinese, 25 anni, «l'anziano» del gruppo dei sei finalisti si è aggiudicato primo premio di 25.000 euro, premio De Barbieri per la migliore interpretazione dei Capricci e premio Ruminelli spettante di diritto al primo classificato. Tris d'assi.
E più che meritato, a voler considerare anche soltanto le prove finali: un suono pieno, una tecnica perfetta uniti ad una cantabilità intensa, che ha trovato il suo miglior sfogo nel concerto in Re maggiore di Johannes Brahms. Una forte personalità, un'interpretazione molto partecipata e carica d'espressività, che non ha avuto cedimenti, anzi tratti di intensificazione crescente; così come nel concerto di Paganini, immediata è stata la sensazione di una piena padronanza dello strumento, che gli ha consentito una esecuzione controllata anche nei passaggi più virtuosistici, non affatto frenetica, anzi con ampi respiri, efficaci contrasti dinamici e bella sottolineatura in quei momenti «indugiati», «a sorpresa», così tipici del diabolico compositore genovese.
Ma veniamo alla seconda classificata, di nuovo estremo oriente, ma al femminile: Yura Lee, Corea del Sud, 21 anni. Anche per lei applausi convinti, molto coinvolgenti le sue esecuzioni, decisamente più intense di quelle delle concorrenti sue connazionali; ottimo il dialogo con l'orchestra, immediata la sensazione che solista ed insieme parlassero la stessa lingua, una bella sintonia giocata sui contrasti di suono, sul botta e risposta e sull'ascolto reciproco. Tecnica inappuntabile, in Paganini ha mantenuto un buon suono anche nei passi più ostici, puliti generalmente gli armonici e anche in lei un'ottima cantabilità, che ha dato vita ad un Caikovskij molto caldo e passionale.
E dulcis in fundo si dovrebbe dire per concludere la carrellata, anche se in questo caso l'amaro in bocca qualcuno l'ha sentito: terzo premio assegnato alla diciassettenne giapponese Rika Masato, con qualche riserva nostra e rispettando comunque pienamente la tecnica solidissima di questa giovane concorrente alle soglie di una crescita artistica assai promettente. Ha eseguito Paganini con padronanza assoluta e con una resistenza che sbigottisce per età e costituzione fisica; buon suono e grande agilità - anche d'arco - decisamente migliore prova rispetto al Caikovskij del giorno precedente. Ma in generale esecuzioni troppo veloci, verrebbe da dire «frenetiche», toppo meccaniche e poco respirate, che penalizzano i passi paganiniani più enfatici o - e qui in maniera più evidente - le ampie frasi cantabili caikovskiane, che andrebbero più indugiate, più vissute.
Spezziamo una lancia in favore di Sergey Malov, russo di 23 anni, il grande deluso della serata, che ha ottenuto il premio Associazione Amici Nuovo Carlo Felice per la migliore interpretazione del pezzo commissionato, ma che a onor del vero meritava qualcosa di più. Molto intenso, penalizzato da un violino che forse non ha risposto in modo ottimale all'acustica del teatro, ha eseguito un Sibelius espressivo, con splendidi respiri e delicate sfumature dinamiche; e Paganini ha avuto con lui una delle sue esecuzioni più morbide, con efficaci chiusure di frase e squisita cantabilità. Aggiungendo una solidissima tecnica dell'arco, che è non meno importante. Per lui comunque un buon risultato che lo lancia sul cammino - ci auguriamo - di una brillante carriera; premio Costa alla più giovane partecipante, Hyunjoo Choo e 1500 euro a tutti i finalisti, tra cui anche la sudcoreana Lee Bo-Kyung.
La 51° edizione del Premio si chiude così, comunque con un generale assenso; ora aspettiamo il 12 ottobre e le Celebrazioni Colombiane per il concerto del nuovo premiato con il «sacro» Cannone e la sua raffica di suoni celestiali; al «Paganini» ripenseremo nel 2008.