Il Paganini le suona a chi affossa il Carlo Felice

Senza attribuire colpe, ma non per questo senza decisione. È lo spirito con cui il Conservatorio Nicolò Paganini interviene sulla vicenda del Carlo felice. Una nota forte, quella firmata dal presidente Davide Viziano, dal direttore Patrizia Conti, dal consiglio accademico e dalla consulta degli studenti, una nota che ricorda a tutti i protagonisti delle continue baruffe come «il teatro carlo Felice sia un patrimonio culturale che la città non può perdere».
A perdere è senz’altro la città, «il pubblico genovese costretto ad assistere, impotente e senza voce, alla caduta rovinosa del Carlo Felice, nonostante i grandi sforzi fatti e i risultati ottenuti dai responsabili del teatro, tanto in tema di risanamento economico, quanto di qualità dei cartelloni». Ecco, se proprio un giudizio devono dare, dal Conservatorio, è quello positivo sulla gestione degli ultimi anni. Con ciò senza comunque voler dare ragioni alle parti in aperta lotta. «Non vogliamo in questa sede analizzare cause, vizi, errori di questa lunga vicenda - scrivono i vertici del Paganini - sono passati troppi protagonisti e troppo tempo, troppe spaccature o (il che è lo stesso) troppe alleanze interne perché dal di fuori si possano valutare con lucidità le diverse responsabilità. Non è la sede ma soprattutto non è più tempo, ormai». Chiedono «un’onesta e concreta volontà» per far rinascere il CArlo Felice, fanno «un augurio per dare voce al pubblico che ancora (r)esiste». Ricordano che «un teatro non è luogo dove consumare malamente il potere magari anche secondo logiche che vogliano esclusivamente riaffermare il primato della politica». L’augurio è che qualcuno capisca e ammetta i propri errori «prima che il processo di degrado renda la situazione irrecuperabile».