Pagano per vivere sottoterra: Pechino li sfratta

Nemmeno sottoterra trovi più pace. I topi a Pechino sono più di un milione e vivono nello stesso buco, i rifugi sotterranei della difesa aerea, senza mai guardarsi in faccia, in posti senza via di fuga, lontani dal cielo. Fanno parte di questa galera come le sbarre, i topi, ma non sono pantegane di fogna ma essere umani. Vite spente, che vivono dentro tombe agghindate, a volte pulite, ma con un odore di disperazione che fa scappare via se solo si potesse. Emigranti soprattutto, morti viventi che in una città di dieci milioni di persone, abitano in mancanza di meglio 1.374 rifugi sotterranei abbandonati dall’aviazione, trascinati là sotto all’inizio degli anni Novanta dall’aumento impossibile dei prezzi di affitto della case. Anche per queste catacombe che li soffocano pagano l’affitto, più o meno 900 yuan al mese, 90 euro, per una topaia che in superfice larga uguale ne vale almeno 1400, 140 euro. «Ci sono soluzioni anche più economiche - spiega senza ridere all’Ansa un agente immobiliare - per 300 yuan al mese, cioè 30 euro, si può avere una stanzetta con un letto solo». Una topaia, appunto.

Ma il peggio qui non è mai passato e forse passerà mai. Perchè adesso i topi sono di troppo e la loro miseria è un lusso che la città non si può più permettere: «Entro tre mesi devono sloggiare» spiega Zhou, un funzionario del dipartimento della Difesa. Rovinano l’immagine di una città che l’Olimpiade ha ridisegnato, il nuovo aeroporto, le nuove linee della metropolitana e i treno superveloce, ma anche il villaggio olimpico trasformato in centro residenziale, gli uffici moderni della nuova city. Un altro mondo è possibile ma non per loro. Perchè dopo i Giochi il prezzo delle case nuove è cresciuto del 30% nelle grandi città, ma quasi del 50% solo a Pechino, e quasi nove cinesi su dieci, topi prossimi venturi forse, non possono nemmeno pensare di comprarsela.

Al posto di queste trappole la Commissione per la Difesa aerea vuole farci dei garage, dei depositi, dei centri di emergenza, perchè le condizioni igieniche del posto sono quelle di una discarica e non c’è la minima sicurezza qui sotto, basta niente, anche se non è mai successo, a trasformare tutto in una miniera di grisù. Dal primo agosto non sono stati approvati nuovi contratti di affitto per queste abitazioni spiega il Beijing News. E i topi hanno smesso di ballare. «Nessuno di certo ama vivere in un sotterraneo - spiega He Quanji che non ha mai saputo cosa sia la liberta e la felicità neanche e che sopravvive con la moglie, che ha 22 anni, in uno di questi rifugi - ma io non ho alternative, non ho soldi per permettermi qualcosa di meglio». He e sua moglie sono sepolti vivi in uno spazio di circa dieci metri quadri, dove c’è posto solo per quattro lettini singoli e due piccoli tavoli, dividono lo spazio, separato con una tenda, con il fratello di He e la moglie. I bagni sono in comune. Ce ne sono tre per trenta alloggi.

La miseria rende miserabili ma la ricchezza di più, niente è più crudele del comunismo quando vuol fare i soldi. Dove dirottare questo fiume di vite ai margini senza più niente da perdere non si sa e non si dice. Le bugie più terribili del resto si dicono con il silenzio. «Bisognerebbe trovare una soluzione per queste persone - finge di preoccuparsi Hu Xingdou, professore di economia all’Istituto di Tecnologia di Pechino - Una più attenta gestione di questi alloggi sotterranei potrebbe essere preferibile al fatto di cacciarli via». Peccato che anche ai Giochi dissero così. Poi trecento famiglie furono sloggiate da casa per far posto al nuovo quartier generale della tv di Stato, un intero quartiere popolare, scopertosi incastrato all'interno del Central Business District, il cuore pulsante della nuova Pechino, venne cancellato dalla piantina della città e quattromila cinesi volarono via dai loro nidi per far posto allo stadio olimpico, il «Bird Nest», il Nido d'Uccello. Totale: un milione e mezzo di profughi. Facile, compagni, fare i ricchi con i poveri.