«Pagare le tasse per favorire i parassiti?»

da Milano

Che il predicozzo di Romano Prodi ai parroci, colpevoli di non arricchire le omelie con inviti ai fedeli a pagare le tasse, fosse una mezza bestemmia lo si era capito subito dagli strali piovuti da ogni parte, sia laica sia cattolica. Ma l’ultimo anatema contro le digressioni agostane del premier è arrivato ieri proprio sulle pagine di Famiglia Cristiana, il settimanale a cui aveva rilasciato l’intervista contenente il suo sogno di una messa ideale, che potrebbe concludersi con un «fate bene il 730 a andate in pace».
La replica di padre Muraro arriva servita fredda dopo una settimana, senza neppure allinearsi al coro di critiche dal tenore pressoché unanime: a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. L’editoriale paolino prende la questione da un altro aspetto, riassumibile nella seguente domanda: sarà poi giusto, oltre che etico, continuare a versare oboli a uno Stato che produce (e protegge) parassiti? Il problema era già stato in qualche modo sfiorato proprio sul Giornale da monsignor Maggiolini, che ricordava al Professore come le tasse vadano pagate non soltanto dai «semplici cittadini», ma anche dai sottosegretari, dai bidelli, dai ministri, dai presidenti del Consiglio e della Repubblica. E, sempre il vescovo lombardo menzionava a titolo di cronaca gli aumenti annunciati agli stipendi dei parlamentari. Famiglia Cristiana, invece, va oltre con la testuale domanda: «Caro Prodi, siamo tenuti a pagare per mantenere in vita tutte queste realtà parassitarie e per favorire il ladrocinio che distoglie i beni che dovrebbero servire il bene pubblico e permettere che si disperda in mille rivoli a beneficio di pochi?». Insomma, è meno etico che i fedeli evadano i balzelli o che politici e burocrati si occupino solo di garantire i propri privilegi alla faccia del Paese? E i preti, dal pulpito, chi devono preoccuparsi di bacchettare, i primi o i secondi?
La provocazione sfiora il paradosso, ma se l’Irpef val bene una messa, sembrerebbe efficace anche perché sempre di soldi si tratta. «La Chiesa - scrive padre Muraro - se da una parte sa che le tasse devono essere pagate, dall’altra ha molte perplessità sul modo in cui sono gestite». L’editorialista se la prende non soltanto con il malaffare diffuso nella politica ma anche con gli sprechi: «I mass media - osserva il periodico diffuso in tutte le parrocchie italiane - ci parlano continuamente e in modo impietoso dei privilegi dei politici, dei costi della politica, molti dei quali non vengono nemmeno resi pubblici». E poi una lista impietosa di esempi di malcostume: «Cattedrali nel deserto costate milioni e inutilizzate, pizzi che si devono pagare ai partiti del malaffare per le opere pubbliche, enti inutili che continuano a vivere, e la creazione di nuovi enti, le assunzioni clientelari, la protezione scandalosa di fannulloni. Le enormi spese militari». Come a dire che un milione di rosari non basterebbe.