Pagavano la coca con auto e hi fi 26 narcos in cella

Con l’operazione «Skipper 2» i carabinieri dei Ros coordinati dal pm della Distrettuale antimafia Marcello Musso, hanno sgominato una banda di narcotrafficanti in grado di importare dalla Colombia centinaia di chili di cocaina. Stupefacente in parte pagato «in natura»: auto di lusso, elettrodomestici, hi-fi. In manette venti persone in Italia, tra Lombardia (la maggior parte della gang si trovava in Brianza), Campania e Calabria, due in Belgio, uno in Spagna e tre in Sudamerica.
L’inchiesta aveva già portato in carcere una decina di persone durante l’operazione «Skipper 1», ma agli arresti erano sfuggiti alcuni trafficanti che in questi anni hanno ricostruito l’organizzazione. Usando tecniche più sofisticate per importare lo stupefacente. La cocaina veniva infatti mischiata a fertilizzante chimico che finiva in un capannone, sede di una ditta di copertura specializzata nel settore. Oppure mischiata alla creta con cui venivano realizzati oggetti folcloristici colombiani. Oppure con il collaudato sistema di abiti imbevuti di acqua in cui era stata sciolta la droga. Come i jeans mischiati ai capi d’abbigliamento destinati alla nota griffe «Fiorucci», superfluo aggiungere del tutto estranea ai fatti. I capi venivano infilati nel carico in partenza e poi ritirati all’arrivo dai complici. Curioso anche il sistema di pagamento, effettuato per così dire in natura: navi cariche di auto, lavatrici, macchine fotografiche e lettori cd. Tutto ufficialmente, in modo di consentire ai trafficanti di riciclare i proventi.
Tra gli arrestati anche un collaboratore di giustizia calabrese che però nelle sue rivelazioni alla Procura di Reggio Calabria si era ben guardato da rivelare la sua nuova attività.