Le pagelle dei Giovani

PATRIZIO BAU’ - Peccati di gola
L'amore come un manicaretto che non cessa di suscitare peccati di gola: l'accostamento tra erotismo e gastronomia non è nuovissimo, d'accordo, ma il giovane svizzero sa come condirla con giusti sapori e spezie adeguate.
Ghiotta. 6

PIER CORTESE - Non ho tempo
Ovvero: non ci lascia il tempo di esistere, quest'epoca che corre a rompicollo. Sposando un testo modicamente riflessivo con una musica assai frizzante, Cortese racconta disagi epocali con una leggerezza che esclude la banalità.
Pensoso. 7

ROMINA FALCONI - Ama
"Ahahahah/non chiedermi perché/ne ho abbastanza dei tuoi se": Romina potrà fare ottime cose, con quella voce dal retrogusto black. A patto che cambi autori e argomenti: la "canna", per così dire, c'è, la canzone meno.
Quasi soul. 6

FSC - Non piangere
Davvero non disonora il suo maestro, il trio padovano scoperto da Franco Battiato. Testo immaginifico – "è così fragile/la tua vertigine di vetro..." -, melodia fluente, introduzione che "cita" la Samarcanda di Vecchioni.
Amore in rosa. 6/7

SARA GALIMBERTI - Amore ritrovato
E chi di milonga e di jazz, decantata teatralità, vaga intonazione cantautorale: la ragazza romana ama le pietanze dai molti aromi, e se il titolo del brano è in puro sanremese, testo e musica e canto viaggiano ben lontano.
Passionale. 6

ELSA LILA - Il senso della vita
Albanese d'origine, figlia di un tenore, Elsa ha una bella voce e un’innata musicalità. Cui due autori come Guido Morra e Maurizio Fabrizio aggiungono una canzone un po' pretenziosa nel testo, ma musicalmente assai nobile.
Crescerà. 6

FABRIZIO MORO - Pensa
Riflessione e consapevolezza come terapie antimafia? È l'invito disarmante che il cantautore romano propone a un ipotetico mafioso: lodevole, a parte qualche sovrappiù di retorica e qualche perdonabilissima ingenuità.
Gandhiana. 7

MARCO BARONI - L'immagine che ho di te
Il ragazzo chiede comprensione e un pò più d'autonomia a un padre alquanto tetragono. E s'affida, per la bisogna, a un rock orecchiabile, molto generazionale. Certo si poteva fare di meglio, ma anche di peggio.
Giovanilistica. 5

STEFANO CENTOMO - Bivio
Ballatella rock con estrogeni elettronici e qualche ambizione in esubero: la vita è un bivio che impone scelte non facili, ci sono le controindicazioni del destino, gli "attimi forse dispersi/o paralleli al mio vivere qui".
Buona l'idea. 5/6

GRANDI ANIMALI MARINI - Napoleone azzurro
Non è inedita, insinua qualcuno. Chissenefrega: lo spunto è originale, la resa fa perno su un pop rock dai riflessi fiabeschi, e su un testo garbatamente visionario. Colore dominante l'azzurro. Che a Sanremo, è noto, porta buono.
Nel blu. 6/7

KHORAKHANE’ - La ballata di Gino
"Obbedire, verbo bandito": Gino il soldato rifiuta via via l'orbace, le armi, la guerra. De André e Boris Vian - La guerra di Piero, Le déserteur - convergono in questo apologo civilissimo, epico e popolaresco insieme.
Esemplare. 8

JASMINE - La vita subito
Manifestino generazionale nobilitato dalle firme di Renato Zero e Fio Zanotti, cui la figlia di Stefania Rotolo offre una voce - morbida, salda - degna d'assai miglior causa. Del resto "non può che farci bene/sbagliare a quest'età".
Vabbè. 6

MARIANGELA - Ninna nanna
"... ninna ò/questo amore a chi lo do/lo do a te finché vivrò/solo te io amerò". Dopo una carriera divisa tra Piccolifan, i Pooh, il conservatorio, l'operetta, la cantante piacentina s'accontenta di questa filastrocca formato carillon.
Peccato. 5

PQUADRO - Malinconiche sere
Melodia alla pummarola, con interludi rap. Lei lo ha lasciato ma dimenticarla è assai problematico, visto che "qualche amico mi racconta ancor di te". Così "ti penso e mi spengo dentro/aspettando che tu ritorni con me".
Sanremese doc. 4/5