Le pagelle al governo

L’idea è di Nicolas Sarkozy, ma si potrebbe applicare anche in Italia. Al governo come a scuola: da quest’anno i ministri francesi riceveranno ogni trimestre una «pagella» nella quale verranno registrati gli obbiettivi conseguiti e quelli mancati. E per questi ultimi i cattivi voti potranno tradursi in un severo biasimo o nella destituzione. I criteri? Stabiliti da una società privata, anche se saranno i ministeri stessi poi su questa base a valutare l’operato dei titolari.
Quando, il 29 maggio 2007, il primo ministro François Fillon ha formato il suo primo governo, il presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy aveva già annunciato che ai ministri sarebbero stati assegnati «obiettivi che permetteranno di valutarne i risultati». Nelle «lettere di missione» inviate dall’Eliseo ai ministri durante l’estate, questi obbiettivi sono stati dettagliati, richiedendo ai dicasteri di elaborare i criteri per poter compiere una valutazione precisa dello stato di avanzamento dei lavori.
Nelle prossime settimane, Fillon riceverà ognuno dei membri della sua squadra per consegnargli la «pagella» e commentarla. I criteri di valutazione sono una trentina e variano a seconda dei ministeri. Per esempio il ministro dell’Istruzione Xavier Darcos verrà valutato tra l’altro sulla base dello straordinario compiuto dagli insegnanti; quello dell’Università Valerie Pecresse sul numero di atenei che hanno adottato la riforma dell’autonomia universitaria; quello della Cultura Christine Albanel sulla frequentazione dei musei gratuiti; quello dell’Immigrazione Brice Hortefeux sul numero di clandestini espulsi. Una ventina di criteri dovrebbe servire a «rendere conto ai francesi dell’azione intrapresa dal governo per modernizzare in profondità» la Francia.
Mutuando l’idea di Sarkozy, abbiamo chiesto a due opinionisti di dare i voti al governo Prodi. A giudicare premier e ministri Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, quotidiano di Rifondazione, e l’ex sottosegretario .