Pagelline Bravo Natalino Allegri sorrida un po’ Del Piero salvi Del Neri

Una squadra fatta, l’Inter. Una squadra che si sta facendo, il Milan. E la Juventus. Non trovo immagine o aggettivo per il gruppo bianconero alla ricerca del tempo perduto. Il trofeo Tim è un buon esamino di fine vacanze, il risultato non conta ma contano le prestazioni. La classifica finale non è casuale, se in una sera sola il distacco tra chi vince e l’ultima, cioè la terza, è di quattro punti, qualcosa significa.
INTER Se ci fosse ancora Mourinho, il primo Mourinho appena arrivato a Milano, si direbbe e si scriverebbe che già si vede la sua mano. Benitez non vende le stesse pentole ma l’Inter gioca un football sicuro, tranquillo, di grande personalità e astuzia, può muoversi al buio e le accade quello che accadeva al grande Milan, anche i ragazzini all’esordio sembrano fenomeni, Mannari così sembrava, come Obi e Natalino i quali, inseriti in un gruppo maturo, non possono che crescere. L’Inter è la stessa ma è cambiata, può far girare i suoi uomini ma il prodotto resta di qualità. Visto a Bari quel Natalino, al posto di Moratti farei cassa con Maicon e punterei sul diciottenne picciotto che ha un solo problema: non è nato a Rio ma a Lamezia Terme, altra gloria, o no?
MILAN In assenza di Pato, uno dei migliori talenti mondiali, la squadra comunque ha offerto l’impressione di essere ordinata, attenta, con la difesa di nuovo allestita nella coppia Nesta-Yepes, il solito centrocampo generoso e tignoso, qualche fatica sulle fasce e Inzaghi che non ha bisogno di essere riscoperto: è una attaccante che sa fare quello che si deve, a differenza di altri che godono di rendita soltanto perché stranieri, Huntelaar tanto per non fare nomi ma cognomi. Piuttosto sembra che Allegri reciti troppo la parte dell’allenatore del Milan, la sua espressione arrabbiata sul rigore fallito da Ronaldinho è la dimostrazione di quanto creda anche in un risultato marginale. Ma anche se il sorriso e l’ironia non fanno parte del contratto ogni tanto non guasterebbero.
JUVENTUS Marotta parla di senso di appartenenza, di gruppo che si sta formando ma il football non è un collegio, lo spogliatoio non è una camerata di studenti, trattasi di professionisti che possono anche odiarsi ma giocano per il risultato massimo. La Juventus questo era e non è più, non ha qualità, è reduce da se stessa, lo dico ancora una volta: è finita nel Duemilasei, in campo e fuori, e non c’entrano Moggi&Giraudo dei quali non si può e non si deve avere nostalgia. Se Del Piero si ferma, si ferma la genialità, questo basta e avanza per capire il futuro. Il centrocampo è composto da gregari, la difesa ha delle lacune parrocchiali, la scelta su Bonucci e non su Ranocchia ricorda quella che portò Boniperti a prendere dall’Atalanta Porrini dopo che il Milan gli aveva soffiato Panucci del Genoa. Sui limiti tecnici di Pepe non infierisco, ragazzo generoso, un Di Livio rivisto e scorretto oltre che supervalutato. Del Neri dovrà affrontare una delle stagioni più difficili della sua carriera e il “caso” Diego conferma la schizofrenia dell’ambiente juventino, dai tifosi ai cortigiani.