Pagherò il 120% di tasse: per questo chiudo bottega

Anche oggi ho alzato la saracinesca della mia bottega artigiana nella quale oltre a me lavorano altri 3 dipendenti. Come accade ogni giorno non so cosa potrà accadere a fine giornata così come non sono in grado di sapere come concluderò l’anno, se i clienti che ho oggi li avrò ancora domani, se mi pagheranno tutti, se qualcuno nel frattempo sarà fallito, se qualcuno mi avrà richiesto i danni per qualche prodotto difettoso venduto. I “se” non finiscono mai nel mio lavoro. Ho scoperto che esiste una persona che pur non sapendo neppure che rumore faccia la mia saracinesca quando ogni mattina sale, ne sa molto più di me. Non è un indovino, non è uno dei tanti maghi che prosperano nel Paese, è uno sconosciuto quanto inutile funzionario della Agenzia delle entrate che, pur non sapendo se dalla mia bottega escano diamanti, materiale a elevata tecnologia o semplici chiodi, a inizio anno ha già in mente quanto avrò guadagnato al 31 dicembre. È un dato che conosce con una sicurezza e precisione tale che è praticamente impossibile contraddirlo. Merito di quella malattia mentale che si chiama Studi di settore. In condizioni normali avrei pagato tasse per «appena» il 65-70%, ma grazie ai calcoli di questi, che conoscono la mia impresa meglio di me, e al conseguente adeguamento obbligatorio la pressione fiscale sale al 120%. In pratica devo prendere tutto quello che ho guadagnato con il sudore della mia fronte, aggiungerci un 20% di tasca mia e regalarlo al fisco, ben sapendo che in cambio non otterrò assolutamente nulla. Chiudo la mia attività e passo all’attacco denunciando il fisco italiano alla Corte europea per i diritti umani. La riduzione in schiavitù è considerata un reato, pure abbastanza grave. Questa volta il colpevole è lo Stato. Possibile che nessuno abbia il coraggio di punirlo?