Pagheranno il ticket 4 lombardi su 10

SANITÀ Gli effetti della manovra. Il Pirellone lancia l’allarme: «Federalismo a rischio, ma i cittadini sanno chi ha voluto gli aumenti»

La Lombardia era riuscita a mettere in atto un’impresa impossibile per quasi tutte le altre regioni. E cioè congelare gli aumenti sui ticket sanitari e mantenere i conti della sanità in ordine. Per questo il super ticket, che scatterà da lunedì e che è stato imposto dalla manovra finanziaria, viene letto come uno schiaffo. I cittadini dovranno pagare 46 euro per le visite specialistiche, contro i 36 euro di adesso. Resta invece invariato il ticket da 25 euro al pronto soccorso per i codici bianchi, cioè per i casi non urgenti.
«Il ticket è stato deciso integralmente da Governo e Parlamento all’interno della manovra e quindi i cittadini sanno da dove proviene» ci tiene a precisare il presidente lombardo Roberto Formigoni. Come a dire: lombardi, sappiate che noi non vi avremmo mai tartassato con tali aumenti. Ma tant’è, la decisione «rientra in una manovra necessaria nella misura in cui è stata determinata. Questo non toglie che poteva e doveva essere disegnata meglio».
Più piccato l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani che vede nell’aumento imposto da Roma un passo indietro nel già difficile percorso verso il federalismo. «Il ticket? Siamo disposti a fare sacrifici purché questo sia l’ultimo gesto che serve a coprire l’emorragia delle Regioni non virtuose». Per Bresciani, infatti, «bisogna mettere alla svelta un freno riparatore con l’introduzione dei costi standard e quindi del federalismo. A quel punto se una Regione va oltre i costi standard, fa pagare il conto ai suoi cittadini. A queste condizioni ben vengano i ticket, anche se sarà dura». Il timore è che saltino anche i costi standard e che quindi non si fissino i paletti necessari a una vera applicazione del federalismo. E così la Lombardia dovrà continuare ad accollarsi i demeriti delle regioni con i conti della sanità in rosso.
A parte la sanità, la manovra mette a rischio tutto l’impianto del federalismo, ora «a fortissimo repentaglio» anche secondo il presidente Formigoni «ma necessario all’intero paese, soprattutto se concepito come nel modello lombardo». «Anche su questo alcune riflessioni andranno avviate, così come dobbiamo, e lo faremo, rivedere questa manovra e l’impegno che il governo ha assunto è di ritrovarsi con noi per valutare una diversa ripartizione dei sacrifici». In particolare, Formigoni avanza una proposta: le regioni sarebbero disposte a farsi carico di una percentuale di tagli superiore a quella che spetterebbe loro, purché anche i ministeri facciano la loro parte e sfoltiscano l’inutile. «Noi regioni proponiamo di farci carico di più del 20% che ci competerebbe, ci collochiamo sul 35-40% e proponiamo di spostare gli altri tagli sui ministeri che come l’anno scorso sono stati toccati meno di quanto a loro competerebbe».
Ma ora la situazione è ben diversa: per il secondo anno consecutivo il 50% dei sacrifici economici ricade sulle regioni ed è un salasso sempre più difficile da sopportare. E l’aumento del ticket non può essere interpretato se non come una nota dolente.
Va tuttavia precisato che in Lombardia il provvedimento toccherà il 30-40% della popolazione con redditi medio alti. Tutti gli altri sono esenti e in regione ci tengono a precisare che «le esenzioni non si toccano». Gli esenti sono i malati cronici, i bambini fino a 14 anni, gli over 65 anni, gli invalidi, i disoccupati, i cassintegrati, i lavoratori in mobilità.