«Pagheremo il solito vizio della sinistra»

Bisazza: «Purtroppo in Italia comanda l’ala estrema. Se la caserma chiude sarà un dramma: tra dipendenti e indotto si perdono migliaia di posti di lavoro»

nostro inviato a Vicenza

Pino Bisazza, ex presidente degli industriali di Vicenza, se la prende con «le solite belle anime che normalmente si trovano a sinistra»: non è vero che la città rifiuta il nuovo insediamento militare. «Che la guerra sia una cosa da evitare a tutti i costi, siamo d’accordo. Ma non è senza basi e senza armi che si annullano i conflitti. Se la caserma Ederle dovesse chiudere, quello sì sarebbe un trauma difficile da assorbire».
È per questo che le categorie economiche sono tutte favorevoli all’allargamento della base Usa?
«Sì. C’è stata una dichiarazione ufficiale la scorsa settimana, ripetuta domenica all’inaugurazione di Vicenza oro».
Giudica fondate le ragioni dei comitati di protesta?
«Parlano di traffico, urbanistica, militarizzazione. In realtà all’origine ci sono motivi ideologici dettati dall’antiamericanismo che sotto sotto cova sempre nella sinistra. Ma attenzione: le proteste sono da tutte e due le parti. Domenica in fiera c’era anche un corteo per il sì. “Se non volete dare il Dal Molin agli americani, dateci 744 posti a tavola”, dicevano. Sono i dipendenti che resterebbero a casa».
Per i comitati anti Usa i licenziamenti sono un ricatto degli americani. E per D’Alema Vicenza è una città ricca che può riassorbire tranquillamente i futuri disoccupati.
«Tra dipendenti e indotto, si parla di migliaia di senza lavoro. Sarebbe un trauma, non come potrebbe essere in una città del sud, questo certamente no. Però oggi trovare tutti questi posti non è così facile. E poi si sottrarrebbe all’amministrazione pubblica un grosso giro di denaro e di investimenti. Parecchi quattrini con cui realizzare importanti opere pubbliche come le circonvallazioni progettate da anni. Quanto a D’Alema, lasciamo perdere. Sappiamo che il governo non ha il coraggio di prendere una decisione contro gli americani né può prenderla a loro favore perché perderebbe l’appoggio dei pacifisti».
Quindi secondo lei come si chiuderà questa vicenda?
«Parisi ha tentato di passare la palla a un referendum cittadino, che per fortuna è stato subito evitato perché è una questione che riguarda il governo nazionale, non la popolazione di Vicenza. Credo purtroppo che alla fine prevarrà il no, perché ormai in Italia chi comanda è la sinistra estrema. Sarebbe uno schiaffo agli americani che prima o poi pagheremo».
Lo pagheremo? In che modo?
«Eh, gli americani sono delle care persone ma non dimenticano tanto facilmente quando gli si fa uno sgarbo».
Lei ha visto il progetto? È così dirompente?
«Non mi sembra, certamente bisogna realizzare ulteriori opere per evitare disagi al traffico, ma sono previste, le attendiamo da anni, sarebbe il momento opportuno per realizzarle. Il centro storico viene appena sfiorato».
Dicono che Vicenza verrebbe militarizzata, che una città patrimonio dell’Unesco non può essere circondata di caserme.
«La nostra è una piccola città, il centro si attraversa a piedi in un quarto d’ora da parte a parte. E sia la base attuale sia quella che dovrebbe sorgere al Dal Molin sono lontanissime dalla Basilica del Palladio».