«Paghiamo un prezzo alto in difesa della democrazia»

da Roma

«Sgomento» e «immenso dolore». Sono le prime parole del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, immediatamente informato dal ministro della Difesa, Antonio Martino. La morte dei due militari italiani nell’attentato a Kabul ha profondamente colpito il Capo dello Stato che viene costantemente informato sulle condizioni dei feriti.
«È un’amarezza troppo grande dover constatare che paghiamo un prezzo così alto per difendere la democrazia», dice Silvio Berlusconi aggiungendo che non «ritiene ci sia la necessità» di sentire Romano Prodi su quanto avvenuto a Kabul. Il presidente del Consiglio dimissionario, accompagnato dal sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, ha poi reso omaggio assieme al ministro Martino, al sacrario dello Stato Maggiore dell’Esercito al ministero della Difesa.
Sincera partecipazione al dolore dei familiari delle vittime viene espressa dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini, che sottolinea pure la sua «ammirazione per lo spirito di sacrificio e per i valori di dedizione e generosità che ancora una volta nostri militari caduti in missione hanno impersonato a prezzo della vita onorando la nazione e il popolo italiano».
Immediata anche la partecipazione dell’ex presidente del Senato, Marcello Pera. «Esprimo il mio cordoglio alle famiglie delle vittime dei due alpini caduti a Kabul - dice Pera -. Rinnovo i miei sentimenti di vicinanza e solidarietà ai militari italiani impegnati all’estero nella missione di pace».
Particolarmente scosso il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, che è rientrato appena due giorni fa da Kabul. «Fino a ieri ero con loro - dice Albertini -. Ora tutti i milanesi si stringono idealmente intorno alle bare di questi nuovi eroi della pace». Il sindaco poi confessa la sua «grande preoccupazione per i nostri soldati, per i feriti e per chi è ancora in servizio in quella nazione ancora così segnata dalla guerra».
Dal segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, di fronte «alla nuova tragedia che si consuma in Afghanistan» arriva un’esortazione affinché la classe politica italiana risponda «in modo unitario e con profondo senso di responsabilità». Cesa esprime pure «profondo dolore per i nostri militari assassinati in un vile attacco terroristico». Non bisogna però, conclude Cesa, «cedere alle intimidazioni del terrorismo» e invece occorre «mettere da parte le speculazioni politiche».
Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali, ribadisce con forza le buone ragioni della missione di pace dei nostri militari in Afghanistan e in Irak. «Chiunque intendesse per paura od opportunismo utilizzare questa tragedia per chiedere il ritiro immediato dei nostri soldati - dice Della Vedova - finirebbe non solo per dare ragione agli assassini di Kabul, ma anche per negare definitivamente ogni speranza di libertà e democrazia per i cittadini afghani. Se da una parte sono evidenti le enormi difficoltà che il processo di democratizzazione incontra, dall’altra non si può sottovalutare in alcun modo l’importanza della presenza di un governo democraticamente eletto e della necessità della comunità internazionale di sostenerne gli sforzi». Per Della Vedova: «La libertà e la democrazia per cui si battono i nostri soldati restano l’argine migliore e necessario al terrorismo fondamentalista che ha colpito e colpisce non solo in Medioriente, ma anche nei nostri Paesi».
Per il neocapogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Maroni: «È un fatto tristissimo che si aggiunge alle vittime di Nassirya, è il prezzo per garantire la libertà e la democrazia: un prezzo molto alto».