Le pagine di Indro che scandirono la prigionia di Moro

Oggi sono allegate gratuitamente,
come inserto centrale, quattro
copertine storiche (marzo-aprile
1978) del <em>Giornale</em> diretto
da Indro Montanelli<br />

Oggi sono allegate gratuitamente, come inserto centrale, quattro copertine storiche (marzo-aprile 1978) del Giornale diretto da Indro Montanelli

di Mario Cervi

Angosciose prime pagine, queste che sottoponiamo oggi ai lettori del Giornale. Pagine che scandiscono il calvario della prigionia di Aldo Moro, che sono intrise del politichese stralunato e feroce delle Br, che registrano gli appelli disperati rivolti dallo statista democristiano ai suoi compagni di partito. Com’era nel suo temperamento e nella suo orgogliosa concezione della vita, Montanelli avrebbe voluto che Moro reagisse con fierezza alla disumana prigionia. Sapeva bene, Indro, che chiunque fosse stato tenuto nelle condizioni in cui Moro si trovava, avrebbe probabilmente avuto i cedimenti di Moro, o anche peggiori. Ma non gli piacque, non poteva piacergli, il tono implorante del recluso, la pretesa che lo Stato negoziasse con i criminali. Quel testo - affermò Montanelli - era stato estorto a Moro, non esprimeva il suo pensiero.
Non poteva esprimerlo soprattutto dove lamentava che la scorta fosse stata «del tutto al disotto delle esigenze della situazione», senza chiedersi - dopo la tempesta di spari che aveva avvolto la cattura - quale fosse stata la sorte dei cinque poliziotti incaricati di proteggerlo. Sappiamo che erano stati sterminati. Lui non lo sapeva. Ma non dimostrava di essere interessato a saperlo, gl’importava soltanto che lo Stato facesse concessioni ai terroristi. Per questo, non volendo criticare Moro, ma nemmeno volendo approvare la sua lettera, Indro ideò l’ipotesi che fosse stata scritta sotto minacciosa dettatura. Non era così.