Le «Pagine voltresi» tornano di moda

Il giorno 8 dicembre 2008, scadendo il centenario della prima edizione del libro «Pagine Voltresi», è stata presentata, nel salone del palazzo conciliare di Voltri, la riedizione di questa importante rassegna storica del Ponente.
Al Papa Pio X (eletto nel 1903) venne l’idea che ogni Comune dovesse scrivere la propria storia. Per quel che riguarda il nostro territorio, nel 1908 si dà alle stampe questo libro del sacerdote Cabella, appunto. Un libro storico veramente originale che parla soltanto di cose documentate da atti notarili, frutto di una diligente ricerca di archivio che solo Don Giorgio Giovanni Battista Cabella, curato di S.Erasmo poteva rendere talmente meticolosa e speciosa. Egli nacque a S.Olcese nel 1865 e morì a Pegli nel 1944. Il suo libro, diventato nostro ebbe scarso successo per la poca disposizione dei voltresi alla lettura (da considerare il nostro 50 per cento di analfabetismo all’epoca).
Un libro quindi per le generazioni future che nel tempo lo hanno comprato, lo hanno prestato, lo hanno inviato ai parenti dell’America Latina, lo hanno perduto sotto le macerie dell’ultima guerra, lo hanno smarrito nell’alluvione del 1970. Fatto è che quando lo storico Carlo Mongiardino lo riportò di attualità in occasione della Mostra delle Voltritudini, inaugurata nel 1994, molti gli chiesero di potersi fare le fotocopie perché quel volume originale era pressoché introvabile. Da qui, la necessità di farne una nuova edizione. L’Associazione «Voltritudini» iniziò l’iter per fare una nuova edizione di «Pagine Voltresi». Ogni loro sforzo di richieste alla Circoscrizione risultò vano finché, formatosi il nuovo assetto municipale con l’aggiunta di un Assessore alla Cultura, il sogno si è finalmente avverato. Si è voluto lasciare il testo nella sua integralità, salvo l’aggiunta delle note dovute. Integrali sono gli atti notarili, scritti in volgare misto al latino e al genovese; incontaminata è rimasta la prosa genuina del Cabella... nessun intervento è stato fatto per sopperire allo sbilanciamento in quantità di informazioni fra il campanile di S.Erasmo e quello di S.Ambrogio: non è colpa del Cabella se non gli era stato concesso l’accesso incontrollato degli archivi parrocchiali della chiesa «ambrosiana». Né il Cabella tenta in alcun modo di sopperire a questo scompenso: mette nel sacco del lettore quello che ha. Il sacco è quasi pieno; nessuno malgrado il suo invito a far meglio, si è preso l’arduo compito di continuare dove lui si è fermato (1800) anzi, ogni nostro scrittore di cose del Ponente, da anni, trova più comodo pescare in questo contenitore storico inesauribile. Buona lettura.