Pakistan alle elezioni: vince l'opposizione Ma Musharraf resta

Gli ultimi dati della commisione elettorale danno 86 seggi al
Partito popolare pachistano della Bhutto. L'ex premier Sharif si dice pronto a lavorare con altri partiti per "sconfiggere la dittatura". Il presidente in minoranza

Islamabad - Pervez Musharraf non si dimetterà. Il Pakistan ha votato e ha deciso di voltare pagina: un voto di protesta, senza appello, che ha travolto il presidente Musharraf. Nelle elezioni legislative di ieri le urne hanno bocciato il partito dell’ex generale alleato degli Stati Uniti e premiato l’opposizione, nell’unico Paese musulmano dotato di un arsenale nucleare. Ma il presidente pachistano ha già fatto sapere attraverso il suo portavoce che non ha intenzione di lasciare la carica nonostante la sconfitta elettorale.

Lo spoglio elettorale Gli ultimi dati della commisione elettorale danno 86 seggi al Partito popolare pachistano della leader assassinata Benazir Bhutto (Ppp), 64 alla Lega musulmana dell’ex premier Nawaz Sharif (Pml-N) e, con un grande stacco, 37 alla Lega musulmana-Q (Pml-Q), o partito del re come è conosciuto qui l’organizzazione politica creata sei anni fa a sostegno di Musharraf. I deputati eletti sono 272 (di questi 70 sono riservati a donne e minoranze sono assegnati ai partiti con metodo proporzionale). Anche i partiti radicali islamici della coalizione Muttahida Majlis-i-Amal sono stati pesantemente sconfitti.

Riconosciuta la sconfitta Il vicepresidente del Pml-Q, Mohammad Ali Durrani, ha riconosciuto la sconfitta. "Accettiamo il risultato e decideremo la nostra strategia una volta che lo spoglio sarà concluso", ha detto all’Ansa l’ex ministro dell’Informazione. "È stato un voto di protesta", ha aggiunto Durrani, che ha ribadito l’invito a tutti i partiti alla "riconciliazione nazionale", come già fatto ieri. "È stato un referendum contro Musharraf", ha detto il vicepresidente della Lega di Nawaz Sharif. "Decideremo cosa fare insieme al Ppp, ma è possibile un governo di coalizione, ne abbiamo già parlato con Nawaz".

Una possibile coalizione Sharif, da parte sua, in una conferenza stampa ha detto di essere pronto a lavorare "con gli altri partiti" per "sconfiggere per sempre la dittatura". E questa alleanza, tra il partito della Bhutto e quello del rivale Sharif - il cui governo Musharraf rovesciò con il colpo di Stato militare che lo ha portato al potere nel 1999 - è il peggiore scenario per l’ex generale. L’opposizione avrebbe i voti sufficienti per destituirlo per incostituzionalità e per ripristinare la Costituzione del 1973, precedente gli emendamenti apportati che hanno rafforzato il potere del presidente. Sia Bhutto che Sharif sono tornati lo scorso anno, dopo un lungo esilio, dovuto ad accuse di corruzione. Sharif per questo motivo non ha potuto candidarsi alle elezioni.

La stampa locale "Via tutti gli uomini del re", "La vendetta della democrazia", "Gli alleati di Musharraf subiscono l’indignazione dei votanti". Così titolano i giornali del mattino, dopo che nella notte i sostenitori dell’opposizione avevano già celebrato la vittoria. "Una rivoluzione silente, una dolce vendetta", scrive oggi Ansar Abbasi sul quotidiano The News. "Per essere precisi e diretti: Musharraf ha perso". "È il momento della verità per il presidente", ha scritto Abbas Nasir, direttore del quotidiano Dawn.

Affluenza bassa Gli analisti concordano che il voto, malgrado l’affluenza alle urne sia stata solo del 35-40 per cento degli 80 milioni registrati, è espressione della profonda insoddisfazione dei 160 milioni di pachistani, il 73 per cento dei quali vive con meno di due dollari al giorno, malgrado una crescita economica del 7%, grazie ai 10 miliardi di aiuti americani dal 2001, in cambio dell’alleanza contro il terrorismo internazionale. Centinaia di osservatori stranieri e migliaia di pachistani hanno monitorato lo svolgimento delle elezioni, ma non sono stati autorizzati a condurre exit poll. Il gruppo dell’Unione europea dovrebbe esprimere un giudizio preliminare mercoledì. "Il fatto che le elezioni si siano svolte pacificamente e che non ci sono stati grandi brogli, ha aperto un nuovo capitolo", dice Ahmed Bilal Mehboob, ex ingegnere, direttore dell’Ong Pildat, che fondata sei anni fa si propone lo sviluppo della trasparenza legislativa.