Pakistan, la Bhutto ancora prigioniera "Musharraf dimettiti, basta dittatura"

Prosegue lo stato di agitazione. Barricate e filo spinato nelle strade per fermare la protesta

Islamabad - Lo stato d’emergenza imposto dal presidente pachistano Pervez Musharraf non è servito alle forze di sicurezza legate al generale a guadagnare terreno nelle aree tribali del paese, dove sempre più consistente è la presenza di combattenti estremisti. Nel nordovest del paese, in particolare, i militari pachistani hanno perso terreno e autorità, lasciando l’intera regione nelle mani dei ribelli.

L'appello della Bhutto L’ex primo ministro pachistano, Benazir Bhutto, ha chiesto oggi alla comunità internazionale di porre fine al sostegno garantito al presidente Pervez Musharraf, di cui ha chiesto le dimissioni. "Il generale Musharraf deve dimettersi dalle sue funzioni di presidente e di capo delle forze armate. Chiedo alla comunità internazionale di porre fine al suo sostegno all’uomo la cui dittatura minaccia di cacciare questa potenza nucleare nel caos", ha aggiunto.

"La dittatura deve finire" "In Pakistan c’è una dittatura - ha denunciato ancora l’ex premier in un’intervista a Sky News - ed è per questo che diciamo che deve andarsene. Il tempo della dittatura è finito, è arrivato il tempo di trasferire la democrazia... La situazione nel Paese può solo aggravarsi se resta". La Bhutto ha poi commentato l’arresto di suoi simpatizzanti: "È terribile che la polizia che dovrebbe essere utilizzata per trovare dove si nasconde Osama bin Laden stia concentrando la sua attenzione sui miei sostenitori".

Gli Usa mandano un inviato L’amministrazione Bush manderà a Islamabad un inviato di alto livello per dire di persona al presidente Pervez Musharraf che gli Stati Uniti "non saranno soddisfatti del suo piano di convocare le elezioni fino a quando non sarà revocato lo stato d’emergenza". Lo scrive il "New York Times" citando fonti dell’amministrazione, le quali ribadiscono come, al di là delle prese di posizione pubbliche a sostegno di Musharraf considerato ancora come "l’opzione migliore" nella lotta contro al Qaeda, siano in molti a temere che i continui passi falsi del generale possano rafforzare quanti in patria chiedono le sue dimissioni. È per questa ragione, osserva il quotidiano americano, che negli ultimi giorni l’amministrazione Bush è stata bene attenta a distinguere tra il suo sostegno al Pakistan e il sostegno per il presidente generale.