Pakistan, la British sospende i voli Presi cinque terroristi

Diversi sospetti attentatori per la strage del Marriott sono stati fermati dalla polizia: "Sono di Al Qaida", uno già coinvolto in un tentativo di uccidere Musharraf. Nell'hotel dovevano cenare il presidente Zardari e il premier Gilani. La decisione della compagnia per ragioni di sicurezza

Islamabad - Cinque sospetti terroristi legati all’attentato di sabato sera all’hotel Marriott sono stati arrestati dalla polizia pachistana. In tutto il Pakistan è in corsa una vera e propria caccia all’uomo, alla ricerca dei membri di una presunta cellula di al-Qaida con base a Islamabad, che avrebbero ordito e realizzato il massacro di sabato sera all’hotel Marriott, devastato da un attentato suicida con un camion-bomba. Si ritiene infatti che la carica esplosiva, 600 chilogrammi tra tritolo e ciclonite o T4, sia stata confezionata all’interno della città, dove tutti i mezzi da trasporto in entrata o in uscita sono sottoposti sistematicamente a severe perquisizioni ai numerosi posti di blocco esistenti.

Arresti Cinque sospetti sono già stati arrestati nella provincia orientale del Punjab: due sono stati catturati nella località di Gujranwala, e tra essi un individuo da tempo ritenuto dagli inquirenti affiliato all’organizzazione terroristica fondata da Osama bin Laden, e implicato in un fallito attentato all’ex presidente pakistano, generale a riposo Pervez Musharraf; altri tre individui sono stati invece catturati nel distretto di Kharia. Lo ha riferito un portavoce del ministero dell’Interno, Mukarrib Mukhtar. Secondo fonti riservate delle forze di sicurezza, gli esplosivi impiegati nella strage sarebbero simili a quelli utilizzati in due precedenti occasioni: in un attacco all’ambasciata di Danimarca, lo scorso giugno, che fu in seguito rivendicato proprio da al Qaida e in un altro nel novembre 2007 a Rawalpindi, città-guarnigione gemella di Islamabad, contro un pullman in transito presso il quartier generale dell’Isi, i servizi segreti militari: in quel caso, costato la vita a quindici persone, non vi fu alcuna assunzione di responsabilità.

Zardari al Marriott Il presidente pachistano Asif Ali Zardari e il primo ministro Yusuf Raza Gilani avrebbero dovuto cenare all’hotel Marriot la sera dell’attentato, ma hanno cambiato idea all’ultimo momento, recandosi alla sede della presidenza del Consiglio. È quanto riferisce il ministero dell’Interno di Islamabad.

La British annulla i voli La British Airways ha annunciato la sospensione dei voli verso il Pakistan, due giorni dopo il sanguinoso attentato all’Hotel Marriot di Islamabad. "Abbiamo provvisoriamente sospeso i voli per il Pakistan, dopo l’attentato suicida di sabato" ha dichiarato Sohail Rehman, portavoce della British a Islamabad. L’ultimo volo da Londra per la capitale pachistana risale a ieri. "La nostra sede di Londra sta valutando la situazione e, per il momento, non siamo nella condizione di stabilire la data di ripresa dei nostri collegamenti aerei" ha aggiunto il portavoce. L’attentato, compiuto con un camion bomba, ha distrutto il Marriot e provocato la morte di almeno 60 persone, tra cui alcuni stranieri.

Rivendicato dai fedayn L’attentato è stato rivendicato, oggi, da un gruppo finora sconosciuto, "Fedayn dell’Islam". I terroristi lo hanno fatto telefonando ad Al-Arabiya, secondo quanto riferito dalla televisione di Dubai.

Spari contro gli elicotteri Usa L’esercito pachistano ha aperto il fuoco questa mattina contro elicotteri Usa che avevano superato il confine con l’Afghanistan, del Nordovest del paese. Lo riferisce l’agenzia Intel. Due funzionari dell’intelligence locale hanno spiegato che soldati ed esponenti delle tribù del Nordovest hanno aperto il fuoco contro due elicotteri statunitensi che avevano attraversato il confine tra il Pakistan e l’Afghanistan. L’esercito di Islamabad e le forze americane non hanno confermato l’informazione. I raid compiuti recentemente dai militari statunitensi nelle aree tribali del Nordovest, dove si sospetta siano nascosti gruppi di talebani ed esponenti di al Qaida, hanno destato un coro di proteste in Pakistan.