Il Pakistan caccia le miss: sono "peccatrici"

Musulmane ma "impure". La vincitrice di quest’anno non osa tornare in patria. Quella del 2007
dichiarò invano eterno amore all’allora presidente Musharraf. Le ultime 12 reginette all'estero per paura dei fondamentalisti

Belle, ma neglette. All’estero sono volti e corpi da copertina, in patria sono la sporca dozzina, le ragazze da dimenticare, le bellezze da esiliare. Sono le dodici intrepide, o sprovvedute, concorrenti di un concorso di bellezza, miss Pakistan, trasferito fuori dai confini nazionali per non trasformare lo scettro dell’avvenenza in una fatale spada di Damocle. Non a caso Natasha Paracha, la 24enne trionfatrice di quest’anno, vive a New York e prima di decidersi a sfilare in bikini ha pensato bene di trovarsi un posto alle Nazioni Unite. Così fan tutte. Neppure una delle dodici ragazze con passaporto pakistano disposte a competere per il titolo di reginetta del proprio paese arriva dalla nazione d’origine. Vivono tutte ai quattro angoli del mondo e - una volta provata l’emozione della grande sfida - si guardano bene dal rimettere piede in un Paese sconvolto dagli assalti del terrorismo integralista.
Il concorso di bellezza non si svolge, del resto, a Islamabad, Karachi e Lahore, ma a Missisauga, una gelida cittadina dell’Ontario canadese affacciata sull’Atlantico. Lì la signora Sonia Ahmed, attiva imprenditrice pakistana traslocata da anni a Toronto riunisce e incorona ogni anno le ragazze decise a sottrarsi alle ferree regole islamiche del «paese dei puri». Quest’anno la signora Ahmed s’illudeva di riuscire a riportare a casa giuria, reginette e competizione, ma la prudenza e le agitate cronache di Islamabad, Karachi e dintorni l’han fermata in tempo. «Non ci sono ancora le condizioni per organizzare in Pakistan la competizione, il fondamentalismo non è così diffuso come pensate voi in Occidente , ma di sicuro – ammette - la nostra sicurezza non sarebbe garantita». Anche la reginetta Natasha Paracha - pur dichiarandosi musulmana convinta - sa di dover fare i conti con gli inconvenienti della sua fama e con le minacce del terrorismo islamico. Dopo aver ucciso Benazir Bhutto, prima donna premier di un paese musulmano, il terrorismo islamico ha colpito al cuore la sua città natale facendo strage tra le mura del Marriott Hotel, il più importante e frequentato «cinque stelle» di Islamabad . «La mia famiglia e molti miei amici vivono intorno a quell’albergo - ricorda la reginetta -: immaginate cosa significhi per me fare i conti con una violenza che ormai arriva fino alle soglie di casa».
L’ultima a illudersi di poter respirare aria di gloria nel paese natale era Mahlej Sarkary, la reginetta di bellezza conquistatrice del titolo di Miss Pakistan un anno prima di Natasha. «Io amo Pervez Musharraf, amo quel presidente, ammiro la sua personalità e il suo carisma, spero veramente di poterlo incontrare», ripeteva subito dopo la vittoria sognando l’attenzione, l’approvazione, o la protezione, dell’uomo forte di Islamabad. Neppure lei andò troppo lontano perché l’ex presidente, dimessosi lo scorso agosto, si guardò bene dall’invitare la «peccatrice» a rimetter piede nel «paese dei puri». C’è da capirlo. Mentre lei invocava un invito, il presidente doveva usar l’esercito per espugnare la Moschea Rossa, il luogo di culto nel cuore della capitale trasformato in quartier generale dei militanti integralisti.
Oggi intere zone del Pakistan sono in mano ai talebani, ma per far capire alle reginette quanto rischiosa sia la loro fama, bastan le polemiche sulle nuotate di Sherbano, la figlia adolescente del governatore del Punjab fotografata in bikini e trasformata dagli integralisti nel simbolo della corruzione del potere. In questa situazione anche Amna Buttar, fondatrice di un associazione pakistana nata per difendere i diritti delle donne, dichiara di far volentieri a meno di modelle, regine di bellezza e soubrette. «Nel nostro Paese non abbiamo bisogno di concorsi e ragazze in bikini, qui lottiamo per garantire alle donne i loro diritti fondamentali come il diritto a un libero matrimonio, il diritto al divorzio e pari opportunità nel campo del lavoro e dell’educazione, questioni come quelle di Miss Pakistan non fanno che crearci altri problemi qui - sostiene la battagliera signora Buttar -: quel che conta non è sfilare in bikini o vincere un concorso, ma conquistarsi il diritto a non esser considerate diverse e inferiori agli uomini».