Pakistan, i convogli di aiuti presi d’assalto dai senzatetto

L’ultimo bilancio ufficiale è di almeno 23mila morti. Ieri estratti vivi 5 bimbi dalle macerie di una scuola

Maria Grazia Coggiola

da New Delhi

Una folla disperata e affamata ha assaltato i convogli umanitari che dopo tre giorni hanno finalmente raggiunto le città fantasma del nord del Pakistan. Dopo lo shock e il dolore è adesso subentrata la rabbia tra i superstiti del terremoto che sabato ha colpito il Kashmir pachistano e quello indiano. La situazione potrebbe precipitare nell’anarchia e nel disordine. La polizia ha assistito finora impotente al saccheggio degli aiuti alimentari e a quello delle pompe di benzina.
All’arrivo dei primi camion, ieri pomeriggio a Muzaffarabad, la «ground zero» di questa catastrofe, centinaia di persone sono piombate urlando: «Abbiamo fame, abbiamo fame». Con violenza hanno arraffato tutto quello che potevano: scatoloni di cibo, bottiglioni d’acqua, coperte e teli di plastica. Tutto alla rinfusa, sotto gli occhi spaventati degli autisti. Altri mezzi, per paura, sono tornati indietro. Altri ancora sono stati fermati con la forza e svuotati in pochi secondi.
Alcune organizzazioni non governative, come la pachistana Edhi Foundation, hanno iniziato a distribuire pacchi di riso, farina, olio e acqua depurata, ma i soccorritori sono stati travolti da un gruppo di 300 senzatetto che hanno preso tutto e sono scappati. C’è solo da sperare che a mano a mano che affluisce l’aiuto e la fame dei disperati si plachi, non avvengano più episodi del genere.
Nonostante il massiccio intervento della comunità internazionale e dell’Onu, che ieri ha lanciato un appello con la richiesta di 280 milioni di dollari per le popolazioni terremotate, l’emergenza non è ancora sotto controllo. Il ministro degli Interni pachistano, Aftab Sherpao, ha aggiornato ieri il bilancio delle vittime: è a 23mila. Ma ci sono ancora migliaia di dispersi nelle vallate più remote, dove neppure gli elicotteri sono arrivati. Si temono dai 35 ai 40mila decessi. Preoccupano anche le condizioni dei feriti visto che, secondo una fonte Onu, mille ospedali sono andati completamente distrutti. E nella notte una nuova scossa, del 5º grado della scala Richter, è stata avvertita nella provincia del Beluchistan.
Le operazioni sono rallentate dal maltempo. Sull’Himalaya l’inverno è ormai alle porte. Il ponte-aereo degli elicotteri ieri pomeriggio è stato sospeso. Solo i grandi Chinook, messi a disposizione dagli americani dalle basi in Afghanistan, hanno continuato a fare la spola tra Islamabad e Muzaffarabad, portando generi di prima necessità all’andata e barelle con feriti al ritorno. La pioggia, prevista anche per oggi, potrebbe causare nuove frane impedendo l’accesso ai villaggi di cui non si sa ancora nulla.
Anche a Balakot, altra «città della morte», sono arrivati ieri i primi i convogli con cibo e tende. E soprattutto sono giunti i team di specialisti francesi che hanno compiuto il miracolo: hanno estratto vivi cinque bambini dalle macerie della loro scuola. L’edificio, crollando, ha seppellito 400 scolari. Grazie alle squadre di soccorso straniere il miracolo si è ripetuto anche a Islamabad, tra le rovine del palazzo delle Margalla Towers. Salvate due donne intrappolate da quasi 80 ore. In uno degli appartamenti di questo palazzo abitava l’italiano scomparso, Alberto Bonanni, che non è stato ancora rintracciato.
Sul versante indiano del Kashmir, anch’esso colpito dal sisma, le vittime sono salite a 1200. Il premier Manmohan Singh ha visitato le aree devastate, ma è stato contestato da una folla di senzatetto che accusavano il governo di ritardi nei soccorsi.