Pakistan, Musharraf sfugge a un attentato

Il presidente pachistano Pervez Musharraf è scampato ieri a un altro attentato, mentre il Paese vive con il fiato sospeso il braccio di ferro con gli studenti filo-talebani ancora asserragliati nella moschea rossa di Islamabad. Un loro rappresentante, pronto a farsi saltare in aria se le forze di sicurezza faranno irruzione nel covo degli irriducibili, ha rivendicato il fallito attentato al generale.
Ieri mattina Musharraf è decollato da una base militare di Rawalpindi, la grande città vicino alla capitale, per recarsi a Turbat, nella provincia del Beluchistan, a far visita alle vittime di una recente inondazione. Sul tetto di una casa a due passi dall’aeroporto erano piazzati gli attentatori armati di mitragliatrici antiaeree. Al passaggio del velivolo presidenziale hanno sparato alcune raffiche, mancando per fortuna l’aereo. Inizialmente i militari hanno smentito la notizia, ma fonti anonime dei servizi pachistani hanno confermato «il un fallito attentato al presidente». La televisione araba Al Jazeera ha mandato in onda immagini esclusive delle armi antiaeree smontate dalle forze di sicurezza. I terroristi avevano nascosto la batteria dietro il muretto che solitamente chiude il tetto piatto di molte anonime abitazioni pachistane, dove da terra si intravedeva solo una delle tante parabole satellitari per la televisione. Le prime versioni dell’attentato parlavano del lancio di una batteria rudimentale di missili terra-aria, che avevano fallito il bersaglio perdendosi nella scia dell’aereo. Se così fosse stato, avrebbero funzionato le contromisure di cui sono dotati gli aerei che trasportano il presidente.
L’aspetto più grave è che in ogni caso i terroristi dovevano conoscere l’orario del volo e la rotta per piazzare le armi antiaeree sul tetto all’ultimo momento per non essere scoperti. I dettagli potevano essere forniti solo da una talpa nelle forze di sicurezza, al corrente in anticipo degli spostamenti del presidente. In passato era già accaduto che militari integralisti avevano passato informazioni ad Al Qaida per uccidere Musharraf. Una giovane coppia con bambini, che aveva affittato l’appartamento sottostante il tetto, è stata arrestata. In manette anche il proprietario dell’abitazione. Non è escluso, però, che gli arrestati siano stati utilizzati inconsapevolmente dai terroristi, per il momento svaniti nel nulla.
Questo è il terzo attentato a cui scampa il generale-presidente pachistano, dopo essere giunto al potere con un colpo di Stato indolore nel 1999. L’anno orribile fu il 2003, quando il 14 e 25 dicembre Musharraf si salvò per un soffio dalle trappole esplosive e dai kamikaze di Al Qaida. Almeno altri due complotti per eliminare l’alleato di Washington furono sventati all’ultimo momento. Dodici persone sono state condannate a morte per avere cercato di uccidere Musharraf, e Islam Siddiqui, uno dei cospiratori, è salito sulla forca nell’agosto 2005. I mandanti erano Abu Faraj al Liby, numero tre di Al Qaida, poi catturato, e Amjad Farooqi, ucciso in un conflitto a fuoco. Un altro generale al potere in Pakistan, Zia ul Haq, morì nel 1988 quando il suo aereo si sfracellò al suolo, probabilmente per una bomba messa a bordo.
Uno dei rappresentanti degli studenti filo-talebani ancora asserragliati nella moschea rossa ha rivendicato a fini propagandistici, senza magari esserne realmente responsabile, «l’attacco missilistico all’aereo» ribadendo che «se non tolgono l’assedio ci saranno azioni analoghe». Ieri, nella zona tribale a cavallo tra Pakistan e Afghanistan, un kamikaze si è fatto esplodere uccidendo sei soldati. Nelle ultime ore sono statti distribuiti volantini firmati dal gruppo filo-talebano Mujaheddin e Bajaur, dal nome di una delle zone tribali dove Al Qaida ha i suoi covi. «I mujaheddin condannano con forza l’uccisione di studenti a Lal Masjid (la moschea rossa, ndr) - si legge nel volantino -, e si vendicheranno sferrando attacchi kamikaze».