Pakistan, preso uomo di al Qaida con le mappe delle città italiane

Alberto Toscano

da Parigi

Un pakistano trafficante di documenti falsi, sospettato di lavorare per organizzazioni del terrorismo islamico, è in prigione a Parigi, dove viene sottoposto a continui interrogatori. Mohammed Billal Youssaf, 23 anni, deve spiegare sia al pool antiterrorismo della magistratura francese sia agli agenti della Dst (i servizi segreti dipendenti dal ministero dell’Interno) le sue attività e i suoi strani viaggi in giro per il mondo. L'arresto è avvenuto domenica scorsa in occasione di un normale controllo dei documenti all’aeroporto internazionale di Parigi-Roissy, dove il pakistano era in transito alla volta di Londra, sua destinazione finale. I voli verso la capitale britannica sono particolarmente vigilati dagli agenti della polizia francese e così Youssaf è caduto nella rete. Di documenti ne aveva fin troppi: cinque passaporti e cinque patenti di guida. Tutti britannici, tutti intestati a persone diverse e tutti rigorosamente falsi. In più aveva il suo passaporto pakistano, questa volta autentico.
La notizia dell’arresto è stata tenuta segreta per oltre un giorno, mentre sono cominciate ricerche sul piano internazionale allo scopo di ricostruire i contatti e l’itinerario del giovane asiatico, giunto a Parigi dalla città di Lahore, in Pakistan, dove è particolarmente forte la presenza dei gruppi legati al terrorismo. Si è poi accertato che Youssaf era residente in Lombardia, a Brescia, dove era arrivato tre anni fa dal Pakistan, esattamente il 10 giugno 2002. Per più di un anno ha vissuto come clandestino fino a quando nell'ottobre 2003, un artigiano bresciano, in base alla sanatoria, lo ha regolarizzato: lavoro subordinato anche stagionale, è scritto nei documenti. Dopo aver così ottenuto il permesso di soggiorno per un anno, Billal, nell'ottobre del 2004, lo ha rinnovato tramite un' agenzia di lavoro interinale. Il 23enne ufficialmente abitava a Brescia, anche se l'ultimo lavoro fa riferimento a Desio, in provincia di Milano.
«Ho fatto un favore ad alcuni ragazzi», ha raccontato l'artigiano, G.B., 60enne, titolare di un'officina meccanica ora chiusa, che due anni fa avrebbe regolarizzato il giovane pachistano. Il piccolo imprenditore ha anche spiegato, però, di non ricordarsi il viso di quel ragazzo.
Intanto la polizia britannica sta rintracciando le persone - tutte residenti in Gran Bretagna - a cui passaporti e patenti erano destinati.
In Pakistan sembra esistere una centrale che compie sofisticate operazioni di stampa di documenti falsi. Poi il materiale viene inviato in Europa e in America. Adesso gli inquirenti francesi e britannici cercano di capire se si tratti di un’iniziativa legata al terrorismo o di un commercio illecito da parte di una semplice banda di malviventi. In realtà l'alternativa non è poi tanto chiara, visto che i gruppi terroristici possono operare d’intesa con la malavita organizzata, soprattutto nel settore del traffico di documenti falsi.
Sembra che Mohammed Billal Youssaf avesse con sé un appunto con un numero telefonico francese, il che spiega la perquisizione effettuata ieri mattina dagli agenti dell’antiterrorismo in un’abitazione alla periferia di Parigi. Il ministero dell’Interno è particolarmente attento a ciò che sta accadendo in seno alla comunità dei residenti di origine pakistana, in cui si nascondono correnti estremistiche, sospettate di simpatie per il terrorismo. Il corrispettivo francese della nostra Digos ha recentemente realizzato uno studio accurato proprio su quella comunità. Ne emerge un quadro inquietante a causa delle possibili infiltrazioni da parte di cellule terroristiche e dell’azione di infervorati predicatori di odio.
L’allarme per le attività di gruppi estremisti di origine pakistana riguarda l’insieme dell’Europa e in particolare - oltre alla Francia - la Gran Bretagna, l’Italia e la Germania. Ieri si è saputo che Osama Bin Yousaf, il terrorista arrestato domenica scorsa nella città pakistana di Faisalabad, aveva sul proprio computer mappe dettagliate di centri italiani, che difficilmente gli interessavano per ragioni di puro turismo.