Pakistan, revocati gli arresti domiciliari alla Bhutto

La polizia in mattinata ha circondato la casa dell'ex premier per impedirle di partecipare alla manifestazione anti-Musharraf del Ppp a Rawalpindi. Gli Usa: "Liberatela". Il governo revoca la misura restrittiva

Islamabad - La polizia pakistana ha costretto agli arresti domiciliari la leader dell’opposizione Benazir Bhutto, per evitare che l’ex premier organizzi la prima manifestazione pubblica da quando il presidente Musharraf ha imposto lo stato di emergenza. Lo ha riferito un ministro del governo. "E’ agli arresti nella sua abitazione. Si tratta di un provvedimento temporaneo, ed è mirato a impedirle di partecipare alla manifestazione", ha detto a Reuters il ministro delle Ferrovie Sheiikh Rashid Ahmed, stretto alleato di Musharraf. Un importante funzionario di Islamabad ha detto in precedenza che la polizia ha circondato l’abitazione di Bhutto nella città, ma solo per proteggerla. Il 18 ottobre scorso il corteo che salutava il ritorno del ex premier nel Paese fu colpito da un attentato suicida che fece 139 morti. "E’ agli arresti domiciliari virtuali", ha detto la portavoce del Partito popolare pakistano (Ppp) Sherry Sherman.

La lotta della Bhutto "Ci battiamo per i diritti del popolo e continueremo a farlo fino a quando non sarà restaurata la democrazia", ha detto una portavoce del Ppp, Naheed Khan, parlando con i giornalisti all’esterno dell’abitazione della Bhutto. La Khan ha assicurato che la leader del partito intende comunque recarsi a Rawalpindi per parlare alla folla. Intanto reparti di polizia e delle forze di sicurezza sono stati dispiegati sulle strade che portano a Rawalpindi, città guarnigione vicino a Islamabad. Attivisti del Ppp si stanno radunando alle porte della città per accogliere la loro leader. Sei di loro sono stati arrestati davanti alla residenza della Bhutto. Per due volte primo ministro, la Bhutto è tornata dall’esilio a Dubai lo scorso 18 ottobre. Un attentato kamikaze ha provocato oltre 140 morti fra la folla che l’ha accolta festante a Karachi. la tensione è ulteriormente salita in Pakistan dopo che il presidente Pervez Musharraf ha dichiarato lo stato d’emergenza lo scorso sabato.

Attentato a un ministro L’esplosione è avvenuta nella città di Peshawar, davanti alla residenza di Amir Muqam, il ministro degli affari politici che è rimasto illeso. Secondo notizie successive della polizia, nell’esplosione sono rimaste uccise due persone. Lo stesso ministro ha detto alla Ptv di aver visto a terra i corpi di due sue guardie del corpo e che suo fratello è rimasto ferito. "Due poliziotti sono stati uccisi e altre quattro o cinque persone sono rimaste ferite" ha dichiarato un ufficiale della polizia Tariq Habib. Amir Muqam è anche il responsabile provinciale del partito al potere, Lega dei musulmani del Pakistan.

La Casa Bianca: liberate la Bhutto Gli Stati Uniti hanno esortato il governo pachistano a revocare gli arresti domiciliari imposti all’ex premier Benazir Bhutto, costretta con la forza a rimanere nella sua casa di Islamabad per ragioni di sicurezza. La leader dell’opposizione avrebbe infatti voluto raggiungere oggi Rawalpindi per partecipare a una manifestazione di protesta contro lo stato di emergenza proclamato la scorsa settimana dal presidente Pervez Musharraf, ma le autorità temevano il rischio di attentati suicidi contro la folla. Gordon Johndroe, portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, ha detto che «all’ex premier Bhutto deve essere concessa la libertà di movimento». Anche il capo del Pentagono Robert Gates si è detto preoccupato per la situazione in Pakistan, in particolare per quanto riguarda la capacità dell’esercito pachistano di combattere il terrorismo.

"Domiciliari revocati" Sono stati revocati gli arresti domiciliari a Benazir Bhutto. Lo ha reso noto un alto funzionario del ministero dell’Interno di Islamabad. L’ex premier pachistano era stata sottoposta alla misura restrittiva la notte scorsa. "Si trattava di un ordine di custodia temporaneo" ha spiegato Tariq Azeem, vice ministro dell'Informazione, "per evitarle di ritrovarsi esposta a una gravissima minaccia di attentati suicidi". Ieri fonti di polizia avevano avvertito di disporre di informazioni relative alla possibile infiltrazione tra i seguaci di Bhutto di otto kamikaze, pronti a colpire. L’ex premier in giornata aveva invano tentato di lasciare la propria residenza a Islamabad e di raggiungere la vicina Rawalpindi, città-guarnigione gemella della capitale, da cui dista meno di 5 chilometri: le forze di sicurezza le aveano infatti sbarrato il passo, costringendola a rientare in casa e a osservare gli arresti.