Pakistan, sempre più vicina la destituzione di Musharraf

Non si dimetterà e affronterà l’impeachment. Così ha dichiarato il presidente pachistano Pervez Musharraf agli alleati della Lega musulmana. Il conto alla rovescia per le procedure di destituzione è ormai irreversibile.
L’iniziativa è partita dalla coalizione di governo guidata da Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto ed erede, nel Partito del Popolo, dell’impegno politico dell’ex premier, assassinata a dicembre dello scorso anno. A fianco di Zardari e contro il presidente si è schierato anche Nawaz Sharif, leader della Lega musulmana Qaid, che lo scorso maggio ha abbandonato la coalizione di governo e che proprio ieri è stato invitato dal premier Syed Gilani a ritornare sui propri passi, rientrando nella coalizione di maggioranza.
L’impeachment sarà discusso entro un mese al massimo. Tappe serrate, dunque, decise dal governo che ha stabilito di convocare già per lunedì 11 agosto una sessione dell’Assemblea nazionale per dare il via alla procedura: «L’iter proseguirà subito con altre due sedute, martedì e mercoledì», ha detto il ministro per l’Informazione Sherry Rehman. Intanto le assemblee nazionali delle quattro province pachistane dovranno approvare la risoluzione per l’impeachment. Nelle intenzioni dei partiti di governo c’è la ferma volontà di far voltare pagina al Paese «precipitato negli otto anni di gestione Musharraf in una stasi economica e politica gravissima»: sono queste le motivazioni della mozione che sarà presentata in Parlamento. Dopo l’impeachment, la prima mossa annunciata da Zardari sarà quella di restaurare i giudici rimossi da Musharraf. Il leader della coalizione di governo aveva anche tentato di prevenire le eventuali mosse del presidente, esortandolo a non tentare di sciogliere il Parlamento dopo che l’impeachment fosse stato avviato: «Sarebbe l’ultimo verdetto contro il popolo, contro il mandato del popolo e contro il Paese», aveva detto Zardari. Musharraf, salito al potere come generale nel 1999, ha visto incrinarsi la sua popolarità a partire dal 2007: capo di stato maggiore delle Forze armate pachistane fino a novembre dello scorso anno, ha perso il supporto del Parlamento dopo che i suoi alleati sono stati travolti da una netta sconfitta nelle elezioni dello scorso febbraio. Da allora il declino. Cruciale sarà ora anche la posizione che l’esercito assumerà sulla questione che coinvolge il suo ex capo: ieri i generali si sono incontrati a Rawalpindi ma si sono premurati di far sapere che si è trattato di un incontro di routine e che all’ordine del giorno non ci fosse la «questione Musharraf». Cautela anche da parte dagli Stati Uniti che non intendono interferire negli affari interni del Pakistan e fanno sapere che la richiesta di impeachment nei confronti del presidente Parvez Musharraf è «un affare interno». Così si è espresso ieri a Washington il portavoce del Dipartimento di Stato, Gonzalo Gallegos: «È responsabilità dei leader pachistani decidere il percorso verso una nazione democratica e moderna».