Pakistan, strage nell’albergo degli stranieri

Fino alle otto di ieri sera era considerato uno dei luoghi di ritrovo più sicuri del Pakistan. Pochi minuti dopo era un inferno di fiamme, una pira collettiva in cui si consumavano decine di corpi. Il bilancio dell’ attentato al Marriott Hotel è fermo dalla notte di ieri ad almeno 60 morti e a un centinaio di feriti. Ma l’entità della strage è purtroppo inevitabilmente destinata a salire. Le immagini dell’hotel divorato dal fuoco in tutta la sua estensione, il cratere di quasi dieci metri provocato dall’esplosione, i racconti terrificanti di chi è riuscito ad abbandonare i ristoranti affollati da occidentali e da musulmani riuniti dopo lo scadere quotidiano del digiuno del Ramadan non lasciano speranze. «Qui abbiamo quaranta corpi, ma lì dentro ne troveremo decine di altri» - spiegava ieri sera Asghar Raza Gardaizi, il responsabile delle forze di polizia pakistane arrivate sul luogo della strage.
Sugli autori del micidiale attentato non sembrano esserci dubbi: Al Qaida o i suoi fiancheggiatori. Una televisione indiana Headlines Today ha parlato della rivendicazione da parte del gruppo terrorista Therik-e-Taliban, legato appunto alla rete di Osama Bin-Laden e il cui capo, Baiatullah Mehsud, è sospettato dell’omicidio di Benazir Bhutto. Di sicuro con questa ultima strage i signori del terrore puntano a destabilizzare sin dall’inizio la presidenza di Asif Alì Zardari, il vedovo della Bhutto, arrivato al potere giurando guerra al fondamentalismo.
L’attacco è scattato alle otto di sera, nel momento di massimo affollamento del Mariott. I testimoni riferiscono di un grosso camion che attraversa a tutta velocità la cancellata d’ingresso, di un’esplosione e di un’enorme vampata di fuoco che, in pochi minuti, avvolge l’intero edificio. Altri raccontano di una detonazione relativamente contenuta seguita da un’esplosione gigantesca. «Abbiamo visto quel camion infilarsi a tutta velocità attraverso i cancelli e pochi secondi dopo ci siamo ritrovati in mezzo a fumo e oscurità», racconta Tony un funzionario del Dipartimento di Stato americano uscito contuso, ma apparentemente illeso dalle rovine in fiamme.
Il Marriott era forse l’ultimo luogo di ritrovo sicuro per la comunità internazionale ad Islamabad. Al Qaida e i suoi sostenitori puntano a isolare il neoeletto presidente Zaradari e quanti in Pakistan hanno promesso di sconfiggere il terrore integralista. Non a caso la strage arriva a poche ore dal primo discorso del neo presidente al Parlamento. Zardari puntava ad acquistare legittimità e autorevolezza per continuare la lotta alle formazioni integraliste annidate nelle province nordoccidentali lungo tutto il confine con l’Afghanistan. Un esordio che Al Qaida e i suoi fiancheggiatori annidati nelle principali istituzioni del Paese hanno subito cercato di cancellare.