Il Pakistan va allo scontro con i talebani

La minaccia talebana in Pakistan si sta pericolosamente espandendo. Negli ultimi due giorni gli oltranzisti islamici che si annidano nella aree tribali di frontiera hanno di nuovo sfidato il governo. Almeno un centinaio di talebani, armati fino ai denti, a bordo dei classici fuoristrada scoperti, si sono spinti a soli 100 chilometri da Islamabad, la capitale. Giovedì scorso i fondamentalisti «occupavano» il distretto di Buner pattugliando le strade ed inneggiando alla sharia, la dura legge islamica. Ieri il capo di stato maggiore pachistano, generale Ashfaq Parvez Kayani, apprezzato dagli americani, ha mostrato i muscoli. Diverse unità delle guardie di frontiera pachistane sono state inviate d’urgenza nel distretto per fronteggiare l’avanzata talebana. Fra questi i reparti che fanno parte di un programma di addestramento finanziato dal Pentagono. Poi lo stesso Kayani ha rilasciato dichiarazioni durissime a Rawalpindi, suo quartier generale, giurando di sconfiggere il terrorismo «ad ogni costo». Secondo il generale «l'esercito non permetterà ai ribelli di dettare condizioni al governo e di imporre alla società pachistana il loro modello di vita». Secondo indiscrezioni riprese dalla stampa pachistana e indiana, sono stati mobilitati numerosi rinforzi dei corpi speciali. Kayani starebbe preparando i piani per riprendere il controllo della valle di Swat dove i talebani sono riusciti a strappare un accordo al governo per l’applicazione integrale della sharia ed il controllo di fatto dell’area, in cambio di un cessate il fuoco. La tregua, però, è durata poco. L’avanguardia talebana giunta a 100 chilometri dalla capitale è partita proprio dalla zona di Swat. Nelle ultime 48 ore gli Stati Uniti avevano espresso «profonda preoccupazione» per l’avanzata talebana. Il Capo degli stati maggiori riuniti, ammiraglio Mike Mullen, ha affermato che la situazione si sta avvicinando «a un punto di svolta». I talebani puntano ad espandersi non solo nelle tradizionali zone tribali pasthun, ma pure nelle aree più a sud del Punjab, la provincia più importante del paese.
La miccia dell’ennesima provocazione talebana è stata disinnescata all’ultimo minuto dall’intervento di Maulana Sufi Mohammad, un radicale islamico, che aveva mediato fra i fondamentalisti ed il governo l’accordo della valle di Swat. Nel 2001 Sufi Mohammad entrò in Afghanistan con migliaia di giovani in armi per combattere al fianco dei talebani. I suoi uomini furono decimati dai bombardamenti americani e al ritorno in Pakistan venne arrestato. Da sempre si è battuto per l’applicazione integrale della sharia nelle aree tribali. Suo genero è Maulana Fazlullah, uno dei vice di Baitullah Mehsud, il leader dei gruppi neo talebani sorti in Pakistan negli ultimi anni. Fazlullah comanda i fondamentalisti a Swat e ieri ha ordinato ai suoi di tornare a casa. «Abbiamo ricevuto l'ordine di ritirarci», ha confermato alla tv satellitare al-Arabiya, Mufti Bashir, che guida l’avanguardia talebana. «Siamo venuti solo per fare dawa (propaganda islamica, ndr) nelle moschee e nei centri di questa zona. Grazie ad Allah abbiamo compiuto il nostro dovere», ha spiegato il comandante fondamentalista. Bashir ha escluso che i suoi uomini volessero arrivare fino a Islamabad, che dista cinque ore di macchina. Però ha subito rilanciato: «Non vogliamo arrivare alla capitale anche se dobbiamo portare la dawa in tutto il mondo». Nonostante l’annunciato ritiro gruppi di talebani sono stati segnalati in altre aree al di fuori della valle di Swat, come il distretto di Shangla. L’Occidente è preoccupato per la sicurezza ed il controllo dell’arsenale nucleare pachistano. Il generale Kayani ieri ha respinto i timori sostenendo che «le dichiarazioni dall'esterno alimentano i dubbi sul futuro del Pakistan, ma un Paese di 170 milioni di abitanti, grazie al suo esercito, è capace di fronteggiare qualsiasi crisi».
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