Pakistan, la vendetta di Benazir Bhutto: sconfitto Musharraf

Il partito della leader uccisa si impone sulla Lega dell’ex premier Sharif. L’ex dittatore già scaricato da Washington

Gian MicalessinAdesso sono guai seri. Nella migliore delle ipotesi il presidente Pervez Musharraf si ritroverà dimezzato, in quella peggiore incriminato, umiliato e cacciato. I risultati delle urne disegnano uno scenario da disfatta e cancellano il tranquillizzante miraggio di un accordo con il Partito del popolo pakistano (Ppp) della defunta nemica Benazir Bhutto. La vera mazzata non è il 30 per cento dei voti che trasforma il Ppp di Asif Alì Zardari, vedovo di Benazir, nel primo partito del Paese, ma il grande balzo in avanti della Lega dei Musulmani (Pml N) dell’ex primo ministro Nawaz Sharif piazzatasi al secondo posto con appena una manciata di seggi di meno.
La devastante vittoria dell’opposizione fa il paio con il tracollo della Lega dei Musulmani (Pml Q) vicina al presidente, bloccata sotto il 15 per cento. In quelle percentuali è disegnata la condanna di Musharraf. I deputati del Ppp insieme con quelli di Sharif possono dar vita a un blocco anti Musharraf assai vicino alla soglia dei due terzi del Parlamento. Su quella soglia corre la linea di sopravvivenza dell’ex generale. La maggioranza qualificata, necessaria per avviare la procedura d’incriminazione richiesta da Sharif, poggia infatti sul voto di due terzi dei 342 deputati del Parlamento.
«Ripeteva sempre “quando il popolo vorrà me ne andrò”, adesso il popolo ha fatto capire cosa vuole... sediamoci tutti assieme per liberare il Pakistan dal dittatore», dichiara entusiasta l’ex premier che nel ’99 venne arrestato e condannato all’esilio da Musharraf. L’altro vincitore, Asif Alì Zardari è pronto ad accontentarlo. «Per il momento - spiega il vedovo di Benazir approvando l’idea di una coalizione con Sharif – non siamo interessati ai personaggi che hanno fatto parte dell’ultimo governo».
Volendo veramente metter fine all’era Musharraf, l’alleanza Zardari-Sharif non ha neppure bisogno del voto di due terzi dei deputati. Per mettere alla porta il grande nemico gli basterà reintegrare i giudici della Corte Suprema fatti destituire a novembre mentre si preparavano a decretare l’illegalità delle elezioni presidenziali che garantirono a Musharraf altri cinque anni di mandato.
Il tramonto del Presidente, considerato un tempo alleato fondamentale nella lotta al terrorismo di Al Qaida, non turba molto nemmeno l’amministrazione statunitense che ha già fatto sapere di esser pronta «a collaborare con il nuovo governo». Per contrastare i seguaci di Osama bin Laden Washington è, del resto, già pronta a riversare la sua fiducia su Ashfaq Parvez Kayani, il generale succeduto a Musharraf alla testa delle Forze armate. E a rassicurare Washington contribuisce la sconfitta delle formazioni fondamentaliste capaci, un tempo, di far man bassa di voti in quelle aree tribali considerate il naturale bacino dell’integralismo.