Le paladine delle donne minacciate dagli islamici Sulla foto: «Infedeli»

Trovata un’immagine della Santanchè con Dounia Ettaib e un nastro con insulti

da Milano

Le avevano fotografate assieme, davanti al tribunale di Brescia, a protestare contro la decisione di un giudice che aveva respinto la richiesta del movimento delle donne immigrate di costituirsi parte civile nel processo per l’omicidio di Hina Saleem. Dounia Ettaib - vicepresidente lombarda dell’Associazione donne marocchine in Italia - e l’onorevole Daniela Santanchè. Un’immagine finita sui giornali. Quella stessa foto, ieri, è stata trovata in una delle sedi della Provincia di Milano. Il ritaglio di un quotidiano, e una scritta in arabo: «Infedeli».
Una minaccia mirata, portata in un ufficio - quello di viale Piceno a Milano - dove Dounia lavora. Un’intimidazione finita addirittura sulla scrivania della giovane marocchina, e rivolta a due delle personalità più in vista nella denuncia dei soprusi dell’integralismo islamico. È stata la stessa Dounia a ritrovare il ritaglio ieri mattina e a segnalare l’episodio alla Digos. Le indagini sono in corso - andranno visionate le riprese delle telecamere dell’edificio -, e anche la Procura di Milano è stata interessata dal caso.
Ma è solo l’ultima delle provocazioni. Agli investigatori, infatti, la ragazza - già aggredita da due connazionali lo scorso 30 giugno - ha consegnato anche un nastro che le era stato recapitato proprio qualche settimana prima di quella violenza, e che contiene altri «avvertimenti» in lingua araba. Ancora minacce, e ingiurie contro le donne arabe che come lei si espongono per rivendicare i diritti delle musulmane. Non ha voglia di parlare, Dounia. Solo, «sono stanca». E «spaventata».
«Non è stato il primo episodio, e non sarà l’ultimo», commenta l’onorevole Santanchè. Ma «è molto grave che qualcuno sia entrato in un ufficio pubblico e abbia potuto depositare una minaccia di questo genere». Dice che da due anni a questa parte - perché è da tanto che vive sotto scorta -, la vita le è cambiata, «ma non è niente confronto a quello che sono costrette a subire le donne arabe», e comunque «tutto questo non mi farà abbassare la testa», perché «sono convinta di avere ragione». «La mia voce - prosegue l’onorevole di An - è troppo spesso è isolata. Ma continuerò a denunciare la debolezza del governo e della politica». Una maggioranza distratta, che «sottovaluta il problema dell’islamizzazione della società italiana, che non riesce a fare un registro degli imam, che non sa imporre la trasparenza nelle moschee, che affronta falsi problemi legati alla sicurezza ma non ha il coraggio di prendere decisioni importanti, che intende cambiare la Bossi-Fini aprendo i confini a personaggi che nei loro Paesi sono considerati dei criminali». Un governo indolente, perché «cosa dobbiamo aspettare, che facciano un attentato? Che muoiano delle persone?». E il problema non è tanto «quello della mia incolumità», ma «il silenzio assordante della politica. Gli italiani ci chiedono sicurezza, cominciamo a chiudere le moschee, a controllare i bilanci dei cosiddetti centri di culto sparsi su tutto il territorio. L’integralismo islamico è ormai una realtà in Italia. La mia speranza è che episodi come questo servano a fare aprire gli occhi. Quante altre Santanchè dobbiamo aspettare?».
In serata, il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati esprime «la più profonda solidarietà all’onorevole Daniela Santanchè e a Dounia Ettaib», per una minaccia che è «segno d’ignoranza e inciviltà». «Condanno fermamente questo gravissimo gesto - aggiunge Penati - che ferisce e offende le due vittime e sconvolge tutta la nostra comunità civile e politica. Un gesto rivolto non solo a Dounia e a tutte le donne arabe che rappresenta, ma anche un attacco all’onorevole Daniela Santanchè, che, schierata al suo fianco, è intervenuta a sostegno delle politiche del lavoro e dell’integrazione».