Il paladino della precarietà 36 lavori in 36 settimane

L’idea di un neolaureato canadese: cambia mestieri perché non sa che fare

da Washington

Un lavoro nuovo ogni settimana, per almeno un anno per poter decidere cosa fare da grande. Sean Aiken, 26 anni laureato in economia a Vancouver ha una strana ossessione: non riesce a varcare la soglia della realtà della vita. La sua indecisione lo ha trasformato in un comunicatore di massa della generazione Y ovvero i Peter Pan nati negli anni ottanta che si fanno prendere dal panico all'idea di dover crescere.
Sean, alla sua trentaseiesima settimana di esperienze di altrettanti lavori, è una star del web. Il suo sito oneweekjob.com è in pratica un corso a livello di master di comunicazione. «Il mio nome è Sean, esordisce, non riesco a decidere cosa fare da grande, aiutatemi offrendomi lavoro per una settimana. Sono disposto a spostarmi ovunque. Do tutto ciò che guadagno in beneficenza». In 36 settimane Sean ha guadagnato 14.281 dollari (10mila euro) mungendo mucche in una fattoria, insegnando yoga ad un gruppo di signore annoiate, preparando caffè dietro ad un bancone di Starbucks, consegnando pacchi per la Ups.
«Il lavoro da Starbucks - ha confessato - è restrittivo, stare su un camion in una certa misura liberatorio, forse potrei farlo per sempre». L'intraprendenza ha portato a Sean uno sponsor che gli paga tutte le trasferte. Quando viene assunto trova immediatamente gli offre un divano su cui dormire. «Sean - ha spiegato al New York Times la consulente Mary Crane specializzata nel colmare presso le grandi aziende il gap fra vecchi e giovani - è il prodotto di una generazione che fin dall'infanzia è stata sollecitata dai genitori ad esplorare tutte le opzioni. Lo fanno in automatico anche perché vedono padri e madri intrappolati in carriere frustranti».
Probabilmente ispirato dal reality show The simple life con Paris Hilton, Sean non ha impiegato molto, dopo la laurea, a dire di no al lavoro d'ufficio. La confessione del padre «Negli ultimi 30 anni non ho trovato nulla che mi ispirasse passione se non quando ho incontrato tua madre», gli fatto accogliere con entusiasmo l' offerta della famiglia Slomp proprietaria di una fattoria con una cinquantina di mucche. «Mi sono divertito moltissimo - ha raccontato - a mungere, dare da mangiare alle bestie, togliere il letame».
Non tutti i lavori sono stati divertenti. «Al film festival di Toronto - ha rivelato Sean - vendevo magliette. Avevo tre capi ed in pratica non sapevo mai cosa fare perché gli ordini di uno contraddicevano quasi sempre le direttive degli altri».
«Sean Aiken - spiega Penelope Trunk autrice del libro Il carrierista Sfacciato - è l'ideale di una vita instabile, adorato dai coetanei perché manda il messaggio confortante che saltare da una lavoro all' altro è socialmente accettabile».
Ieri, raggiunto al telefono a New York dove lavora nel laboratorio del fotografo James Barman, alla domanda «Ti è per caso venuto in mente cosa vorrai fare da grande?, Sean ha dato una risposta che non era una risposta.